Il giorno dell’approvazione del bilancio, ma quanti sono i debiti?

Articolo pubblicato: 27 novembre 2017 – 13:38 nella cateogoria Editoriali, PRIMO-PIANO. Puoi rimanere aggiornato tramite il feed RSS 2.0.
Questo post è stato scritto da Redazione

E’ il giorno dell’approvazione del bilancio della stagione 2016/2017 che ha chiuso i battenti lo scorso 30 giugno. Un iter complicato che è andato per le lunghe (evidentemente qualche problema c’era), ma che oggi dovrebbe essere espletato dando il via libera al passaggio di quote da Vi.Fin. Spa a Boreas Capital Sarl che negli ultimi giorni ha già preso in mano il comando delle operazioni anche se il caos societario al momento è l’unica certezza in un contesto in cui è difficile comprendere quali sono i ruoli, chi comanda e chi decide. Una situazione che ci si augura possa vedere delle schiarite a breve, magari con la cessione alla holding lussemburghese che però nelle ultime ore ha evidenziato come la situazione debitoria non sia più di circa 13,5 milioni di euro ma bensì di oltre 16 milioni. Tralasciando la nostra incredulità nell’apprendere che dopo sei mesi di trattativa e due diligence completata, ci si accorga oggi che il debito non corrisponda ai circa 13,5 milioni da sempre dichiarati,  al momento non siamo riusciti a sapere quale sia la voce che ha fatto lievitare il passivo del Vicenza calcio, un debito che nella conferenza stampa del 10 luglio Francesco Pioppi e Marco Franchetto avevano sommariamente quantificato in poco più di 10 milioni (vedi video della conferenza stampa da noi prodotto). Quanto peserà questa nuova quantificazione del passivo del club berico è difficile da prevedere, visto che finora i colpi di scena non sono certo mancati e non è escluso che questo nuovo intoppo possa anche spostare ulteriormente le firme davanti al notaio, oppure, ipotesi questa al momento meno probabile, far saltare anche l’operazione.

Nel frattempo la situazione tecnica del club berico è alla deriva, con Moreno Zocchi, il direttore sportivo scelto a luglio di comune accordo tra Vi.Fin. e Boreas Capital, di fatto esautorato da qualsiasi potere, che a Pordenone non si è seduto vicino alla panchina biancorossa, sostituito dal responsabile del settore giovanile Gianluca Presicci. Al momento non è completamente operativa la figura di Riccardo Ferri, mentre non è ancora definito chi sarà il sostituto di Zocchi, con Riccardo Guffanti che resta il candidato principale ma con Mauro Gibellini che resta una opzione visto che anche a Pordenone era presente allo stadio in compagnia di Claudio Capuzzo. Una situazione di evidente confusione ed incertezza, all’interno di una società che è priva di un presidente dal giugno scorso considerato che dopo le dimissioni di Alfredo Pastorelli nessuno ha preso il suo posto.  La squadra, che presenta da sè limiti tecnici evidenti, continua la sua discesa inesorabile in classifica, con sei punti conquistati nelle ultime dieci partite dopo che nelle prime quattro giornate il bottino era stato di dieci punti. Un contesto di mancanza di chiarezza e di progetti che è ormai il motivo dominante degli ultimi quindici anni, e la prova che le gravi mancanze della società biancorossa pesino in maniera evidente sul rendimento dei giocatori è provato dalle prestazioni che questi offrono in altre sedi. Andando a citare solo i casi dell’ultima stagione, si può notare come Cristian Galano ceduto a gennaio al Bari per 300 mila euro ha segnato finora 17 (diciassette!!) gol e d è pronto per la serie A con il Bari che incasserà dieci volte il prezzo pagato, Di Piazza è stato protagonista della promozione del Foggia nella scorsa stagione e adesso è primattore a Lecce, Siega sta giocando alla grande a Cittadella, e Bogdan, ceduto in estate al Catania, è al momento il miglior difensore del girone C della Lega Pro. La disamina potrebbe continuare con altri casi, tutti giocatori che a Vicenza non hanno fatto bene e, visto che la storia è ripetitiva, diventa difficile negare che la situazione societaria e di chi la compone non influsca sul rendimento dei calciatori e sui risultati della squadra. Ad oggi sembra di rivivere le tristi stagioni dopo la restrocessione in serie C della stagione 1986/1987, quando la proprietà corrispondeva a Fin.Vicenza, con oltre 7 miliardi di debiti, e  una serie di soci (Pigato, Dalla Rovere, Gastaldello, Chilò e Celin) che, come adesso, avevano come obiettivo primario quello di sbarazzarsi del Vicenza calcio tanto da cederlo a Marino Molon di cui quasi nessuno aveva completa fiducia. Come è andata lo sanno tutti (almeno i tifosi con qualche capello bianco in testa), con il capogruppo della Tre Gima che non pagò mai i 3,5 miliardi fissati per il passaggio delle quote, con il Vicenza che tornò in mano ai vecchi soci che nominarono Gastone Celin presidente del club berico. Nel 1989 il Vicenza richia di sprofondare in serie C2, ma un generoso rigore trasformato da Fausto Pizzi al 90esimo nella gara contro il Trento (con il pallone che passa attraverso un buco nella rete) conquista la salvezza. In tribuna era già presente la famiglia Dalle Carbonare che, con Pieraldo presidente, ha portato il Vicenza a conquistare traguardi sportivi molto probabilmente irrepetibili. Quella società ce l’ha fatta partendo da una situazione drammatica, ha trovato difficoltà e ha commesso tanti errori soprattutto nei primi due campionati, ma aveva un progetto serio e concreto, è sempre stata chiara nella comunicazione con la tifoseria e ha saputo imparare dagli errori, perchè nel calcio vince chi sbaglia meno ma ripetere due volte lo stesso svarione tecnico non è concesso se non vuoi pagare un prezzo pesante. Ad oggi il Vicenza calcio non ha una società, non ha un presidente, non ha un progetto, e alzi la mano chi ha capito cosa stia accadendo e dove si stia andando a parare. C’è bisogno di una svolta vera, sottolineiamo vera, chi non ha i soldi, tanti, almeno 20 milioni nei prossimi tre anni, le capacità e competenze tecniche lasci perdere. La situazione attuale del Vicenza calcio, per chi ancora non l’avesse capito, è molto grave. Se ne sono accorti anche i vertici della serie C che di solito nei casi di di società in grave difficoltà arrivano a seguirle per ultimi, e spesso quando i buoi sono già scappati dalla stalla.


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