Ovunque biancorossi: Giorgio Carrera (2/2)

Articolo pubblicato: 13 dicembre 2017 – 12:00 nella cateogoria parola al tifoso. Puoi rimanere aggiornato tramite il feed RSS 2.0.
Questo post è stato scritto da Anna Belloni

Pubblichiamo la seconda e ultima parte della lunga intervista a Giorgio Carrera. Potete trovare la prima parte cliccando qui.

Ti ricordi il momento in cui avete realizzato di essere la squadra più forte del mondo?
I più forti del mondo no … ma per me è già stato fantastico poterci definire “i piccoli olandesi”. Grazie al nostro allenatore Gibì Fabbri siamo stati liberi in campo e nella vita privata ….

Scusa Giorgio se ti interrompo e mi permetto di dissentire, ma chi è stato più forte del Real Vicenza del secondo posto?
Ma dai, che noi eravamo poveri … la squadra più forte era l’Ajax di Crujff …

Ma sei davvero convinto di quello che mi stai dicendo?
Noi, nel nostro piccolo, siamo stati grandi. Lo sai chi ha subliminato il Lanerossi Vicenza? Paolino Pulici … un ragazzo fantastico con cui ho avuto il piacere e l’onore di Giocare a Torino Era di un’umiltà mostruosa. Una volta eravamo in ritiro a Valbenedetta, era una bellissima serata e come il solito abbiamo passato del tempo a chiacchierare. Fuori dalla finestra c’era una bellissima luna che illuminava gli alberi e lui mi disse”Lo sai perché mi piaceva incontrare il Lanerossi? Perché giocavate un calcio stupendo lasciando giocare anche gli avversari”. E poi … vogliamo parlare del mio concittadino Gianni Brera e di quel “Mai avrei creduto che una squadra provinciale potesse giocare al calcio come ha fatto il Lanerossi Vicenza”?

Beh … anche il grande golden boy Gianni Rivera ha dichiarato che il campo che temeva di più era il Romeo Menti di Vicenza …
A quei tempi eravamo ancora il Lane … e non dico altro. Adesso è il calcio del dio denaro, dei direttori sportivi, dei procuratori che fanno firmare le procure ai bambini di 7/8/9/10 anni … signori, la scuola del calcio è l’oratorio, solo chi è bravo deve andare avanti. E poi io basta con queste figure … io ci ho sempre messo la mia faccia, non ho mai avuto bisogno di qualcuno che agisse e parlasse per conto mio, mi sarei sentito un deficiente, con tutto il rispetto per la categoria. Avrei guadagnato di meno … ma chi se ne frega … non ho bisogno di balie. E poi quando vedo certe figure che hanno in mano i miei colori … no, io non ci sto!

Che cosa spinge un giocatore colpito da gravi infortuni come te a tenere duro e non mollare?
Nella mia carriera ho subito sei interventi chirurgici, ho giocato fino a 37 anni e potendo, non avrei mai smesso. Sono nato, credo, per giocare e far divertire la gente. Amo da morire la mia famiglia, mio padre e mio fratello, ma sono anche un uomo destinato a stare da solo, libero! E ogni tanto penso alle parole di Ernesto. “Se Dio non ti avesse dato quella lingua saresti l’uomo più ricco d’Italia” e io gli rispondo sempre che non sono i soldi che mi interessano. Un’altra persona che amo chi è …. Mike Sulfaro. E poi Beppe Lelj, con in quale – grazie ad Adalberto Scemma – sono stato invitato al Rotary al Panathlon, poi nelle scuole e nelle Università a parlare di valori nello sport. Questo è fantastico. Roberto Boninsegna è rimasto colpito dal mio intervento a Mantova, ha esclamato “Che personalità questo ragazzo!” . Ringrazio Roberto per la stima ma io non ho personalità, io sono io. Ovunque sono andato … Vicenza, Torino, Palermo Olbia, ho mai ritrattato una dichiarazione o cambiato versione di quello che dico? Tu che mi conosci da una vita, rispondimi …. No vero? Perché io sono questo, e so che se mi succedesse una cosa del genere sparirei domani mattina! A volte mi dico … ho 62 anni … vivo in un mondo senza valori che non mi appartiene più. Potremmo anche dire basta? Si! Guarda, nella mia vita ho aiutato e aiuto un sacco di gente, per la disperazione del mio commercialista Enrico Fipaldini che continua ad ammonirmi che non posso andare avanti in questo modo. E io gli rispondo “Ce ne sono ancora? E allora va bene così”. Anna, ricordati quello che ti ho detto, io sono nato vecchio e morirò giovane ….

Una volta smesso il calcio giocato sei diventato l’ambasciatore nel mondo del Real Vicenza. Per te, per me e per tantissimi altri tifosi questa squadra non è stata solamente un’espressione di talento sportivo ma una vera e propria filosofia calcistica. Sopraffina direi. Una volta mi hai detto una frase che mi è rimasta molto impressa: “Noi del Real abbiamo dato ai tifosi una gioia di vita”. Io ti rispondo con una citazione: “L’essere umano ha bisogno di superare mille tempeste per gioire di un arcobaleno” …. Voi giocatori vi siete resi conto di aver rappresentato qualcosa di unico e irripetibile per l’animo dei tifosi biancorossi? La consapevolezza di trovarsi nel momento perfetto ma purtroppo fugace della storia del nostro Vicenza? Un sentimento di orgoglio e un senso di appartenenza così forti che resistono al tempo e si tramandano da padre in figlio, da nonno a nipote ….
E’ tutto perfetto quello che dici. Noi però non ci siamo mai resi conto di essere qualcosa di speciale, perché in campo esprimevamo solo e unicamente quello che sapevano fare, che ci riusciva in modo naturale e che grazie a Gibì Fabbri siamo stati lasciati liberi di esprimere. Io sono stato il primo ambasciatore del Lanerossi Vicenza nel mondo, questo lo puoi scrivere a caratteri cubitali. Quando nel 2001 sono stato in Argentina ho conosciuto gli osservatori del Real Madrid, del Barcellona, delle più grandi squadre argentine e brasiliane e … indovina un po’ chi ha parlato più di tutti? Giorgio Carrera! Ho raccontato a tutti che cos’era il Real Vicenza e cosa aveva rappresentato nel calcio italiano. Il mio pass-partout era Paolo Rossi, che tutti ovviamente conoscevano per essere stato il protagonista assoluto dei Mondiali del 1982. Parlare di Pablito mi dava l’opportunità di parlare del Real Vicenza, di Gibì Fabbri e dei miei meravigliosi compagni di squadra. E tutti, ascoltando le mie parole mi dicevano “Giorgio, ma tu non sei Italiano!” e io rispondevo “Assolutamente no. Io sono il profeta del concetto VINCA IL MIGLIORE, PUR NON VOLENDO MAI PERDERE.”
E’ quello che vado predicando nelle scuole e nelle università, ovunque mi chiamano. E’ lì che faccio conoscere i nostri colori. E quando parlo ai ragazzi della mia filosofia calcistica ovvero TECNICA ESTRO e FANTASIA altrimenti è il gioco più stupido che sia, tutti restano basiti. Perché se io gioco male, voglio perdere. Ma noi del Real Vicenza abbiamo espresso un gioco fantastico. E quando tu giochi da Dio, puoi vincere, perdere o pareggiare. Ma nel momento in cui la gente esce dallo stadio ed è comunque felice di ciò che ha visto in campo …. Ecco, è questa è la vera magia del Real, il tocco di bacchetta magica del grande Maestro Gibì Fabbri. Comunque, a quel torneo argentino partecipavano grandi club e grandi giocatori come Cambiasso, Melito, Montenegro, Marco Aurelio. Io avevo notato Pizzarro, criticato per essere troppo piccolo e minuto per fare avere una carriera importante. Ma lui, come me, era un masturbatore della palla …. destinato a grandi platee. Pensa che incontrai Gino Pozzo, figlio del presidente dell’Udinese che mi chiese il mio parere personale sui giocatori che mi avevano impressionato. Feci il nome di Pizzarro e del portiere Vega. Il resto si sa …. Pizzarro fu votato come miglior giocatore del torneo, L’Udinese lo acquistò per 400/500 milioni, per poi rivenderlo l’anno dopo all’Inter per 15 milioni di euro. E’ così che si tiene una squadra in serie A, ma ci vogliono le persone giuste.

Di questi quattro aggettivi che ti contraddistinguono …. coraggioso, leale, onesto e libero quale pensi ti identifichi meglio?
Libero sicuramente. Uomo libero. Il libro che stava scrivendo Annachiara, la figlia della grandissima campionessa olimpica Gabriella Dorio aveva proprio questo titolo …. “Storia di un uomo LIBERO”. Questo sono io. Quando sei fatto così paghi a livelli pazzeschi. Ma è comunque una gioia … io amo pagare.

Scegli un epoca del Vicenza in cui avresti voluto giocare e una che avresti voluto allenare …
Avrei voluto giocare con i meravigliosi ragazzi della Nobile Provinciale, che hanno mantenuto un piccolo club provinciale come Vicenza vent’anni consecutivi in serie A, rispettati e onorati da tutti. Adesso invece i padovani e i veronesi mi scherniscono dicendomi che la nostra R sta per ripescati. E’ un dolore atroce per me …. e anche per te credo. I tifosi che gioiscono per un ripescaggio mi vanno sotto i c*******. Io voglio salire di categoria solo se vinco e sono il migliore, non perché l’impianto di illuminazione del mio stadio ha due lampadine in più di quello di Pisa. Non esiste al mondo, una vergogna! Ho visto troppa gente gioire per il Vicenza tirato su tre volte. Un vicentino vero non può sentirsi felice di questo. I nodi prima o poi vengono al pettine, gli errori si pagano …. la situazione attuale ne è la prova tangibile. Non farmi dire altro, questa non è la sede adatta per esprimere tutto il mio disgusto nel vedere oltraggiati e calpestati in questo modo i miei colori … sto pensando di esprimere la mia indignazione!

L’ultima domanda: Giorgio Carrera non ha mai accettato compromessi e soluzioni di comodo.
Nella tua vita non esiste una scala di grigi insomma, o bianco o nero.
O la verità o la menzogna.
O il bene o il male.
Ti consideri un idealista, un sognatore o solo una meravigliosa testa di ***** come ti chiama ancor oggi il tuo amico Ernesto Galli?
“Una meravigliosa testa di c****”, come dice sempre Ernesto Galli. A 62 anni non ho ancora imparato la lezione e non ci riuscirò mai. Ma vi dico una cosa …. Morire da uomini liberi è meraviglioso, è la cosa più bella che potrebbe mai capitarvi! Se rivedo la mia vita penso “Ma cosa me ne frega di morire, sono nato povero, con il calcio ho fatto star bene un sacco di persone sempre a modo mio, il mio carisma lo uso solo per il bene, la bellezza, la giustizia”. E quando chiamo al telefono un mio compagno di squadra dei tempi di Torino, Palermo o Olbia …. Tutti sanno che quella R stupenda sta per Rispetto e Regalità… qual è stato il mio Lane. Quella R è qualcosa di fantastico e irripetibile. Il mio amico fraterno Corrado Ferretto mi dice sempre: “Giò … l’erba del Menti è stata la tua droga!”. Assolutamente sì. Fatemi entrare ancora là dentro … mi metto su le scarpe e gioco, anche senza allenamento. Quando ero capitano della Bagnolese ho giocato con un muscolo staccato e ci salvammo. Perché per i miei compagni era importante anche solo sentire la mia voce … Io sono un leader, nella mia vita personale e in quella calcistica sono sempre stato questo. Io e la mia maglia numero sei.

Scusa Giorgio, a proposito di maglia ho visto una tua foto seminudo, preso d’assalto dai tifosi in mezzo al campo …
Ho capito di che foto parli. Era l’ultima partita di campionato contro il Perugia, vinta 3 a 1. Solo io, Ernesto e Gibì siamo rimasti in campo ….. mi sono guardato attorno e non vedevo più nessuno dei mei compagni “Ma dove siete scappati tutti … guardate che non ci vogliono mica uccidere! Mi sono lasciato portare in trionfo … mi hanno lasciato solo le mutande. Le scarpe sono state prese per prime, poi la maglia e poi i pantaloncini. Non ho conservato nulla per me, quello che avevo l’ho sempre donato. E’ un controsenso per uno che ha amato in modo viscerale la sua maglia eppure è così. Prima di ogni altra cosa, mi sono sempre preoccupato di far felici i tifosi. La nostra maglia era una per tutto il campionato, ci veniva lasciata solo alla fine dell’ultima partita. Pensa che negli spogliatoi, per trovare un calzettone in meno, abbiamo rischiato più di qualche volta di perdere un aereo! Era bellissima questa storia …. si contavano le maglie, poi i pantaloncini e poi i calzettoni. Ne mancava uno? Tutti fuori dagli spogliatoi, si riaprivano i borsoni e si cercava quello perso …

Ma allora i giocatori che sono scappati negli spogliatoi lo hanno fatto per conservare la propria maglia?
Ma no, avevano paura ma non so di cosa. Quanto negli ultimi minuti della partita ho visto che cominciavano tutti ad avvicinarsi al sottopassaggio ho urlato “Ma dove c*** andate? Mi avete lasciato solo contro tutti i giocatori del Perugia! Io … e Ernesto Galli in porta. Una scena da film comico!

Con chi avresti scambiato volentieri la tua maglia? Un nome solo.
Io la maglia l’ho sempre regalata, lo sai …

Non intendevo questo Giorgio. Non avresti scambiato la tua maglia con quella di Ezio Vendrame?
Non farmi questa trappola Anna …. Ho conosciuto Ezio Vendrame in occasione di una partita di beneficienza a Oderzo. Ernesto Galli mi diceva sempre che Ezio era un fenomeno. Io non gli credevo tanto, avevo dei dubbi … come mai non aveva giocato ad altissimi livelli? La prima volta che l’ho visto in campo era una cosa stratosferica, tecnicamente parlando era persino superiore al mio idolo, Diego Armando Maradona. Guarda che quello che ti sto dicendo è qualcosa di pazzesco … dal vivo, davanti a me, gli ho visto fare delle cose disumane. Come ti dicevo, quella sera a Oderzo era stata organizzata una partita benefica tra noi ex Real Vicenza e l’Opitergina, che si presentava con duo di assoluta eccezione … Vendrame e Zigoni. Renato Faloppa pur essendo di Oderzo era pur sempre il Capitano del Real e giocò con noi. Dopo qualche minuto di gioco incrociai le braccia come sto facendo ora e dissi a Ernesto Galli “Erne, ma da che pianeta viene questo qua?” E lui mi rispose “Te l’avevo detto o no … ?” Sono rimasto basito. A bocca aperta. Dopo la partita siamo andati tutti a cena, seduto a tavola avevo Zigoni a destra e Vendrame a sinistra. Non mi sono mai divertito tanto in vita mia, sono tornato a casa che avevo male alla mandibola e ai muscoli mascellari. Provateci voi a stare in mezzo a quei due …. Ma non perché dicessero battute stupide, anzi … proprio per la profondità e la saggezza delle loro parole, che ti facevano esclamare “Che meraviglia!” Mi sono sentito catapultato in un mondo fiabesco, che non esiste. Due personaggi immensi e qui mi fermo. Se avessero giocato insieme a noi … per dirla alla Gibì Fabbri … avremmo alzato otto piani. Perché quando tu hai tre calciatori così, che subliminano il gioco del calcio …..io al centro della difesa e Ezio dietro a Gianfranco in attacco … non ce n’è più per nessuno! Ti dico una cosa … Gianfranco Zigoni ha sempre tifato per noi, e l’ha anche ammesso … l’ha detto anche a te, che lo chiamavi “Cula” …

Fermo fermo … io mi riferivo allo striscione “ZIGOCULA” sempre esposto in curva sud durante i derby … era universalmente noto che a Zigo le donne piacevano … eccome! Lui dice di non ricordarlo, ma gli ho citato un episodio che ho molto ben chiaro … sotto i distinti … dopo un gol …
Gianfranco non è solo un uomo meraviglioso …. ma molto di più. Mi dispiace solo che Ezio sia sparito. Non si fa più sentire con nessuno di noi, nemmeno con Renato Faloppa e Gianfranco Zigoni … non riusciamo più a metterci in contatto con lui. Ormai ci restano solo i ricordi. Eh sì Anna , sta finendo tutto, il nostro Vicenza è diventata una mangiatoia. Potrei citarti decine di episodi degli ultimi quindici anni … è una lunghissima e deprimente lista, interminabile purtroppo. Ce n’è per tutti. Ma credo che gli negli ultimi cinque anni hanno veramente raggiunto il fondo. No, non si può più permettere una cosa del genere. Adesso basta. Si consegnino le chiavi del Menti al Sindaco, vado io di persona a portargliele.

Siamo arrivati ai saluti Giorgio …
I saluti li mando al mio popolo biancorosso ma quello vero, non quei tifosi che credono agli asini volanti. Ma secondo te, che interesse ho io a incazzarmi e a portare alla luce le schifezze che sono successe in questi quindici anni? Voi non sapete che cosa vuol dire indossare quella maglia meravigliosa. Adesso ti parlo da ragazzo di vent’anni che ha addosso la maglia numero sei, quella che nella formazione del secolo è stata attribuita a me, Giorgio Carrera. E il fatto di essere stato proclamato il migliore della storia non può che spingermi a difendere questi colori dall’insulto “dei mercanti nel tempio”. Guarda come siamo ridotti, da Real Vicenza e vincitori della Coppa Italia siamo ormai diventati lo zimbello del calcio italiano. Un’onta intollerabile. Ricordati una cosa, il mio amico Gigi Tosin, che adoro … ha il mio testamento … anzi te lo svelo … fatemi fare l’ultima discesa della mia vita. E sai dove sarà? Al Menti …. nel mio stadio. L’ultimo mio desiderio. Se io, come spero, me ne andrò prima di lui, lui dovrà far rispettare questa mia volontà.


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