Ovunque biancorossi: Gian Paolo da Trieste

Articolo pubblicato: 14 febbraio 2018 – 11:33 nella cateogoria parola al tifoso. Puoi rimanere aggiornato tramite il feed RSS 2.0.
Questo post è stato scritto da Anna Belloni

L’intervista di questa settimana è giustamente dedicata a un tifoso lontano davvero speciale che ho conosciuto sugli spalti del Turina di Salò. Gian Paolo Stella è vicentino di nascita, ma da circa vent’anni si è trasferito per motivi di lavoro nella bellissima Trieste.

Buongiorno Gian Paolo … iniziamo come il solito dal principio, ovvero dal tuo battesimo biancorosso. Qual è stata la prima partita che hai visto e cosa ti ha portato allo stadio. Te lo chiedo perché molto spesso si comincia da bambini “per colpa” del papà o di un parente adulto che un giorno decide di accompagnarti a vedere il Vicenza. Oppure da adolescenti, ci si fa trascinare al Menti al Menti da un amico tifoso ….
Buongiorno a tutti! Si la prima partita è stata “colpa” del papà. Lui aveva seguito il Vicenza (in serie A) da giovane trascinato allo stadio dagli amici, tanto per passare la domenica. Il mio battesimo è avvenuto in una data che non posso dimenticare: 4 febbraio 1996, sotto il diluvio universale, in zona centrale dei distinti. Il Vicenza batte la Juventus di Vialli, Ravanelli e Del Piero … partita epica e da lì quella R è iniziata a crescere dentro di me…

C’è sempre un momento in cui si capisce di essersi legati per sempre ai colori della propria squadra del cuore. Inevitabilmente si fanno delle scelte e si inizia piano piano a rinunciare ad altre occasioni di svago incompatibili con le partite del Vicenza. Anche a me è successo così …le amiche andavano alle uscite scout ma io la domenica volevo assolutamente essere libera, almeno quando il Vicenza giocava in casa. Poi sono iniziate anche le trasferte …. Qual è stato il tuo momento magico?
Il mio momento magico sono stati gli anni d’oro di Guidolin, della Coppa Italia e del sogno europeo; ero ancora minorenne (per poco), partivo da casa di mia nonna a Vicenza e andavo in curva sud; ho rinunciato a tante uscite con gli amici, ma sapevo che ne valeva la pena. E poi anche se si perdeva, non ho mai pensato di aver sprecato il mio tempo

Mi dicevi che ben presto il lavoro di tuo padre ti ha portato a diversi trasferimenti …
Sì, lavorava come direttore di un grande magazzino per cui i trasferimenti sono stati tanti e anche se lontani da Vicenza, hanno rappresentato un’occasione di arricchimento per conoscere luoghi e persone diverse durante l’adolescenza, tutto questo chiaramente a discapito di relazioni stabili di amicizia.

A Trieste hai completato il tuo percorso scolastico conseguendo prima il diploma e poi la laurea. Una città di confine dall’anima asburgica ma dal cuore profondamente legato all’Italia. Trieste è la città dei venti. Che si tratti di bora, libeccio, scirocco o maestrale tutti hanno contribuito a portare da ogni punto cardinale idee e tradizioni diverse..Che cosa ti ha dato e che cosa ti ha tolto vivere in una città immersa in un melting pot culturale e storico così importante?
Trieste è un gioiellino, da molti punti di vista; una città che ha visto tante trasformazioni e proprio perché città di confine ha avuto ferite profonde da molti punti di vista. Un porto che non si è mai sviluppato come doveva, un territorio completo, con mare, colline, carso; il triestino è accogliente se entri nel suo ordine mentale, e anche se da vicentino, sono stato accolto alla grande, partecipando anche alla vita politica della città; i motti: ” No se pol” e “sempre alegri mai passion viva l’A e po’ bon” racchiude bene la filosofia triestina di vivere la vita divertendosi con leggerezza, passare la domenica con gli amici in osmiza (osteria tipica) e andar al bagno (andare a prendere il sole e nuotare a Barcola e Miramare); si respira aria austroungarica, le cose che trovi dagli antiquari a Trieste penso siano introvabili. Alla fine non mi ha tolto niente perché è una realtà stimolante sia a livello culturale che paesaggistico ( corso Palladio e Piazza dei Signori però ce l’abbiamo solo noi!)

Lavori a Trieste come formatore assicurativo di una grandissimo gruppo … senza fare pubblicità quello che ha dato il nome allo stratosferico stadio di Monaco di Baviera. Sicuro di non avere qualche buona conoscenza nei piani alti dell’azienda per proporre l’acquisto di una blasonata società calcistica vicentina ormai caduta in disgrazia?
Bella domanda! Purtroppo mi sa che danno solo i nomi agli stadi per marketing…Se fosse per me la cosa migliore sarebbe l’azionariato popolare, perché comunque le grandi imprese alla fine devono fare utili, mentre l’utile dei tifosi sarebbe solo quello di vedere la R sul petto dei propri giocatori in grandi stadi in Italia e all’estero.

A parte gli scherzi il tuo lavoro ti porta spesso in giro per l’Italia per formare il personale del gruppo sempre con la tua sciarpa biancorossa al seguito …
Quella è sempre presente, tutti gli allievi, dai 20 ai 70 anni mi conoscono come il formatore vicentino, o il formatore ultras, la mia sciarpa mi segue sempre, anche in aula talvolta (occhio alle aule di Verona, Brescia e Napoli!), in treno la stendo spesso se c’è spazio, la signora delle pulizie negli alberghi se la trova stesa sul letto o attaccata al balcone; ho la passione di “colonizzare” le città con la mia sciarpa, per cui in ogni città mi faccio la foto nel posto simbolo, rischiando pure qualche volta…

Ma torniamo al nostro amato Lane. Che non corra buon sangue tra la tifoseria vicentina e quella alabardata lo sanno anche i sassi. Per motivi anagrafici ti sei perso l’epoca delle grandi battaglie calcistiche (e non solo) degli anni ottanta ….
Mi sono perso le battaglie sportive e non solo, ma è rimasta una grande rivalità. Triestina gemellata con il Verona contro Vicenza gemellato con l’Udinese; direi che sono finito nella tana del nemico peggiore, anche se vicende societarie hanno molto diminuito il senso di appartenenza rosso alabardata che si viveva a Trieste negli anni 80. Una cosa è certa. Quando entro al Rocco da tifoso ospite ho una sensazione diversa dalle altre trasferte, è una casa nemica quasi .. e quest’anno finalmente la sfida si ripete (sono mesi che ricevo insulti da amici triestini in vista di quella partita…)

Hai iniziato a vedere le partite nel 1996 … uno degli anni più belli della storia del Vicenza. Ma qual è la partita che – nel bene o nel male – porti nel cuore come un ricordo assolutamente indelebile?
16 aprile 1998, a Londra, dopo il silenziatore di Luiso, dal paradiso all’inferno, sono rimasto immobile dopo il fischio finale per mezz’ora… Ma ricordo bene in curva sud il 28 maggio del 2000 contro il Cesena, bomba di Dicara da 40 metri , 3-2 per il Lane e si torna in A, mi ricordo ancora il boato….

Certo che avere un fratello gemello che tifa Juve può essere considerato un fattore di rischio della quiete familiare … hai qualche aneddoto da raccontarci al riguardo?
Abbiamo iniziato insieme con Vicenza – Juventus nel 1996, lui ha deciso di seguire il calcio minore…. mai però un litigio su questo… e come cantiamo sempre: ” Non tifo gli squadroni ma tifo te”

So che sei sempre presente al Menti nelle partite casalinghe e che cerchi di seguire anche le trasferte. Che idea ti sei fatto della situazione societaria e quale pensi sarà il probabile scenario che si va ad aprire nelle prossime settimane?
Mi piace andare in trasferta perché è li che mi sento più vicino ai giocatori; sono andato a Gubbio quasi convinto che sarebbe stata l’ultima partita ufficiale del Vicenza Calcio 1902, poi per fortuna mi hanno smentito; servono imprenditori innamorati del Lane come me e te che si uniscano in una bella cordata ( bella economicamente parlando) e dimostrino il loro attaccamento ai colori biancorossi con una proposta seria e un progetto a medio-lungo termine. Ad oggi con il curatore fallimentare siamo in un limbo, spero tra qualche mese di poter dire che vediamo di nuovo la Luce, anche in C ma con la R brillante pronta a salire di nuovo.

A fronte di tanta incertezza economica c’è da registrare l’entusiasmo addirittura commovente dei tifosi verso la squadra. Ormai sono stati raggiunti i 50 mila euro di donazioni volontarie e sono stati sottoscritti in soli tre giorni 300 mini abbonamenti per le restanti sei gare del girone di ritorno …
Noi ci siamo e saremo sempre per questi colori; questa situazione ci ha uniti, ha fatto crescere la passione (se mai ce ne fosse stato bisogno), molti giovani si sono riavvicinati allo stadio e alle trasferte; questo è un segnale che le istituzioni e gli imprenditori devono recepire! Non possiamo lasciare in nostro Lane in mano ad approfittatori e fenomeni da baraccone a cui interessa il mero interesse economico!

E non è finita. Si parla anche della vendita di maglie storiche celebrative, della possibilità per i tifosi di acquistare mattoncini personalizzati con cui verrebbe rivestito un muro dello stadio Menti, dell’idea di organizzare partite amichevoli con grossi club della massima serie …
Si parla di tante iniziative, penso che mai si abbia usato così tanta fantasia per portare un po’ di ossigeno al nostro Lane e cercare di sanare in parte questa situazione; ma io le vedo come toppe, e le toppe prima o poi si rompono e vanno ricucite; qui serve un’azione concreta, importante che metta al centro la R, intorno i tifosi, chi ama il Lane e tutta la città di Vicenza. Solo così si può ripartire (non come lo slogan però della campagna abbonamenti di questo anno…) con una certa tranquillità nel futuro.

Una domanda trabocchetto …. per avere la maglia di che calciatore del Vicenza saresti disposto a fare una vera follia?
Tutte le maglie sono importanti perché c’è quella R e ci sono quei colori; oggi però più che una maglia vorrei avere la tuta del Mister; l’ho scritto volutamente con la M maiuscola, perché è uno di noi e sta dimostrando che con il cuore, con la passione e con la dedizione si possono fare miracoli. Lui è sempre stato l’ultimo a mollare e mister Zanini merita il rispetto di tutti

Per concludere, vorrei spendere con te due parole di encomio per lo staff tecnico e sanitario del Vicenza. Mister Zanini è riuscito nel miracolo di tenere ben saldo il timone della nave durante la peggior tempesta di sempre. Il dottor Ragazzi, il preparatore atletico Zanella e lo staff di fisioterapisti e massaggiatori stanno facendo un lavoro davvero egregio. Nessun infortunio muscolare da registrare negli ultimi mesi …..c’è forse solo da migliorare la tenuta fisica nel secondo tempo …
Come dicevo non possiamo biasimare niente al Mister, allo staff tecnico sanitario, al grande Sterchele; è indubbio che da metà del secondo tempo non riusciamo più ad esprimerci, a Salò c’è stato un evidente calo fisico e mentale (forse perché non siamo mai stati abituati a dover gestire tre gol di vantaggio); sicuramente però abbiamo visto dei progressi nelle ultime partite e ci faremo trovare prontissimi nel periodo più caldo del campionato che inizia ora

Ti lascio lo spazio finale per i saluti e per un tuo personale messaggio al mister e alla squadra …..
Un saluto a mio papà che da poco non c’è più ma che da lassù non si perde sicuramente le partite del Vicenza, a tutti quelli che, soprattutto lontani, amano il Lane e tutti i giorni si alzano e guardano con orgoglio la loro sciarpa, bandiera, maglia, magari logora ma che risveglia emozioni e passioni che fanno venire i brividi, a tutti quelli che fanno e faranno sacrifici enormi per seguire la squadra sempre perché convinti che torneremo grandi, anzi gRandi. Per la squadra un GRAZIE di cuore a tutti quelli che sono rimasti seppur in questa situazione drammatica, il Vicenza appartiene a tutti e insieme lotteremo per salvare 116 anni di storia! Sempre e solo forza Lane!

Grazie di cuore Giampaolo. Interpretando i tuoi sentimenti lancio un appello per la trasferta al Nereo Rocco. …. Tutti a Trieste, come ai vecchi tempi!!!!


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