I silenzi in via Schio e le strane affermazioni del curatore De Bortoli

Articolo pubblicato: 10 marzo 2018 – 21:07 nella cateogoria Editoriali, PRIMO-PIANO. Puoi rimanere aggiornato tramite il feed RSS 2.0.
Questo post è stato scritto da Redazione

Cosa c’è dietro al silenzio che accompagna da ormai un mese le vicende biancorosse? Qualcosa si sta muovendo oppure c’è il rischio che all’asta pubblica che si terrà non prima della seconda metà di aprile non si presenti alcun gruppo interessato al club berico? Difficile prevedere quello che accadrà, anche se oggi si può affermare senza timore di essere smentiti che c’è chi sta lavorando per essere pronto a presentare la sua offerta. Stando ai bene informati le cordate al momento sarebbero tre, ma quello che è certo è che il Vicenza calcio all’asta senza debiti (a parte quelli sportivi calcolabili in circa un milione) è una società appetibile grazie ad una storia gloriosa ma soprattutto ad una tifoseria che non smette mai di confermare e di dimostrare di essere un capitale inestimabile e inimitabile per attaccamento e sostegno ai colori biancorossi. In questo contesto in molti si attendevano un coinvolgimento ed un interessamento dell’imprenditoria vicentina nei confronti della società di via Schio, ma se si guarda al passato si vede come nemmeno nel 1997 con un club con oltre 8 miliardi di lire in cassa, un parco giocatori di primissimo livello (vedi i vari Lopez, Maini, Sartor, Ambrosetti, Otero, e qualcuno ce lo siamo dimenticati di sicuro) gli industriali di casa abbiano acquistato una società che l’allora presidente Pieraldo Dalle Carbonare e il direttore generale Sergio Gasparin avevano gestito alla grande sia per quanto riguarda i risultati sportivi che quelli finanziari. Una proprietà partita dalla serie C ma che aveva passione, competenza, disponibilità economica, ma soprattutto un progetto che non si è fermato alle prime difficoltà. Anzi, gli errori commessi sono serviti da lezione per non ripeterli più e per ripartire con ancora maggior entusiasmo e convinzione. La realtà di oggi ci dice che un altro Pieraldo Dalle Carbonare non c’è, e quindi è inutile star qui ad aspettare che a salvare il Vicenza calcio sia un gruppo “nostrano”.

L’importante è che chi arriverà sia serio, pulito, e che abbia le potenzialità economiche e le competenze tecniche per rilanciare la società biancorossa che da quasi vent’anni vede la sua gloriosa storia calpestata in ogni modo. Ecco perché, ma questa è una nostra opinione e come tale senza dubbio opinabile, crediamo poco alla cordata capitanata da Ubaldo Calabrò e dall’ex portiere della Juventus Stefano Tacconi, visto che finora hanno chiacchierato molto ma alle parole non hanno mai fatto seguito i fatti. Tralasciando le tristi vicende che hanno caratterizzato la cordata di Calabrò prima del fallimento della società di via Schio, basterebbe la dichiarazione pubblica di ormai oltre un mese fa dell’imminente versamento del milione di euro chiesto dal curatore fallimentare, cosa che non ha ancora trovato riscontro nei fatti. In questo momento è senza dubbio più opportuno agire in silenzio, lavorando anche per capire quante siano le possibilità di avere la concessione di attuare un progetto, che è già stato presentato in Comune di Vicenza, finalizzato alla ristrutturazione del “Menti” e alla riqualificazione dell’area circostante. Le indiscrezioni portano a due gruppi che stanno lavorando in questa direzione e che starebbero anche aspettando una risposta dal Comune di Vicenza che starebbe prendendo tempo nella risposta considerato che il mandato di Achille Variati è agli sgoccioli e che di conseguenza nessuno vuole prendersi la responsabilità di prendere una decisione a riguardo. Tempo però ce n’è poco perché chi sta lavorando su un progetto vuole sapere se potrà attuarlo e nel caso di risposta affermativa in quali termini.

Lo stallo quindi rischia di far saltare tutto prima ancora che la cosa prenda forma, ma la nostra speranza (e di tutti i tifosi biancorossi) è che gli errori del passato possano servire da lezione. Con gli inglesi dell’Enic nella stanza dei bottoni in via Schio, Vicenza ha perso una enorme possibilità di essere la prima società in Italia ad avere uno stadio di proprietà (o di gestione pluriennale) e la prima ad approdare in borsa visto che il club berico aveva da almeno tre anni chiuso il bilancio con un attivo. Ripetere lo stesso errore sarebbe delittuoso, non solo perché il “Romeo Menti” deve essere ristrutturato, ma perché negare questa possibilità vorrebbe dire anche dire di no a possibili acquirenti per il Vicenza calcio e vista la situazione attuale non ci pare proprio il caso che questo accada. Il club biancorosso, dichiarato fallito lo scorso 18 gennaio e attualmente in esercizio provvisorio ha bisogno di una nuova proprietà al più presto perché la raccolta fondi per tenere in vita l’esercizio stesso, nonostante la commovente generosità della gente biancorossa, non sta certo andando come si augurava il curatore Nerio De Bortoli il quale il prossimo 20 marzo, durante l’udienza (pubblica) verificherà lo stato delle passività e prenderà atto della documentazione che tutti i creditori potranno depositare. In quell’occasione il giudice Giuseppe Limitone e il curatore fallimentare, anche attraverso la verifica dei crediti, andranno a cristallizzare tutti i debiti della società, scremando poi tra debiti generici e debiti sportivi, precisando che solo questi ultimi verranno accollati a chi si aggiudicherà l’asta e quindi il club biancorosso. A riguardo non abbiamo compreso, e nemmeno condiviso, la richiesta avanzata dal curatore ai calciatori biancorossi di ridursi gli ingaggi (pare del 20 per cento) perché i costi degli stipendi dei giocatori rientrano appunto nella parte debitoria sportiva che si dovrà accollare la nuova proprietà. Una scelta che ha avuto l’ovvio contraccolpo di preoccupare e sfiduciare la squadra in un momento topico del campionato, una richiesta fatta a chi ha dimostrato di credere nella possibilità di salvare la società biancorossa e che è rimasto a Vicenza pur non avendo ricevuto gli stipendi da oltre quattro mesi. Ma di affermazioni e comportamenti perlomeno strani il curatore fallimentare Nerio De Bortoli ne ha mostrati altre come per esempio quello di ritenere Dario Cassingena elemento imprescindibile del club (già è inaccettabile aver visto consegnare la Basilica d’Oro al padre …), per finire con il ringraziare pubblicamente l’avvocato Gianluigi Polato che non si può certo negare che dal 2004 abbia pesantemente contribuito al fallimento tecnico e finanziario del Vicenza calcio. Può essere che il dott. De Bortoli conosca poco e male la storia di questi ultimi disastrosi anni del Vicenza calcio, ma questo non può essere un alibi, né una scusante. La tifoseria biancorossa non può dimenticare i colpevoli dello scempio degli ultimi anni e vorrebbe, giustamente aggiungiamo noi, che si facesse una volta per tutte, piazza pulita del passato. Perché oltre al danno, non si debba subire adesso anche la beffa.


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