Umiliati, incazzati, sfiduciati. Sono questi gli stati d’animo dei tanti, tantissimi tifosi che ci hanno scritto in queste ore. Una marea di messaggi che chiedono spiegazioni, cercano speranza per il futuro perché non vogliono accettare l’ennesima pesantissima amarezza. La sconfitta subita contro la terza squadra di Verona ha fatto perdere la pazienza ai tifosi biancorossi che alla fine del match hanno spiegato il loro punto di vista prima ai vertici societari e poi (a notte fonda al “Menti”) alla squadra. Situazione delicata, complicata, tanto che il nuovo cambio di allenatore che riporta Colella sulla panchina berica, ricorda i Viscidi-Bellotto-Viscidi e Maran-Sonetti-Maran di “cassingeniana” memoria. Molti tifosi ci hanno scritto che almeno peggio di così non si può fare e che d’ora in avanti non si potrà che migliorare. Perché se dopo 28 giornate di campionato il L.R. Vicenza è a 21 (ventuno!!!!!) punti dal Pordenone, 14 (15 sul campo) dalla Triestina, 13 dalla Feralpisalò e 9 da Imolese e Sudtirol significa che di errori ne sono stati commessi tanti e pure grossolani.

I distacchi e la decima posizione in classifica non possono essere giustificati dal fatto che quello dei biancorossi è stato da più parti presentato come “l’anno zero” perché Vicenza e i suoi quasi ottomila abbonati si aspettavano una stagione ben differente. Anche perché se vogliamo dirla tutta, l’anno zero e il suo significato lo comprendiamo se si parla di società, di dichiarata (lodevole) volontà di allargare la base societaria (fatto, bravi…) a nuovi soci, ma non se si parla di aspetto tecnico. Perché, parlando chiaro, a Vicenza in estate è arrivata al completo la struttura del Bassano Virtus 55 forte di ben 22 anni di esperienza della serie C. Più volte mister Colella in estate ha parlato di gruppo base confermato da cui riprendere il lavoro impostato nella scorsa stagione, e si è pure arrabbiato quando alcuni addetti ai lavori non hanno inserito il L.R. Vicenza tra le favorite alla promozione finale. Durante la presentazione della squadra in Piazza dei Signori il ds Seeber ha detto chiaramente “siamo qui per vincere” e più volte il patron Renzo Rosso ha sottolineato come bisogna abbandonare  questa categoria che porta solo deficit e perdite. Qualcuno, giustamente, obietterà che vincere subito non era facile e non era nei programmi  e noi rispondiamo che questo non è il problema. I tifosi biancorossi hanno compreso e accettato questo punto, pur se è chiaro che i sostenitori berici, come quelli di qualunque altro club, vorrebbero sempre vincere subito. Che la serie C alla tifoseria vicentina stia stretta non è certo un segreto, ma i supporters biancorossi hanno sposato con quasi otto mila abbonamenti (mica a chiacchiere) il progetto della nuova proprietà. Quello che è evidente è che in estate nessuno si sarebbe aspettato che a marzo per la loro squadra del cuore fosse addirittura a rischio la partecipazione ai play off e che dopo un buon avvio di stagione le amarezze e le delusioni superassero di gran lunga le gioie.

La squadra non vince al “Menti” dall’11 novembre scorso contro la Sambenedettese; quasi una maledizione visto che anche nella stagione scorsa, quella del fallimento societario, l’ultimo successo tra le mura amiche è stato ottenuto contro i marchigiani il 5 novembre. Una negativa coincidenza, ma la realtà è che questa squadra costruita in estate con un’idea “colelliana” di calcio offensivo, tutto pressing ed intensità, è stata modificata radicalmente nel mercato di gennaio dopo la decisione, presa contro il parere della squadra, di esonerare Colella. Una decisione che ha sconfessato il mercato estivo che ha visto partire Solerio e De Falco arrivati solo quattro mesi prima. La squadra è stata modificata anche su indicazione di Michele Serena, che ha impostato una manovra più attendista e fatta di possesso palla e tanti passaggi orizzontali, con l’inevitabile conseguenza di ripartire nuovamente da zero o quasi. Nel mercato di gennaio sono stati ceduti due terzini da 26 anni (Andreoni e Solerio) sostituiti con due over 30 (Martin e Salviato in scadenza di contratto a giugno) e in un’ottica di programmazione futura, almeno a noi, non pare una scelta molto logica. Se poi si considera che nell’organico attuale ci sono una decina di giocatori a scadenza e che tra l’altra quindicina forse cinque/sei hanno dimostrato di poter far parte di una squadra vincente, si capisce che nel prossimo mercato estivo ci sarà quasi da rifare l’organico se si vuole puntare a vincere. Se a questo si aggiunge che pare inevitabile dover cambiare anche la guida tecnica, vien da sé che in via Schio si sono commessi tanti errori.

Martedì sera, ascoltando su radio zonkie il programma “fuori controllo” condotto e diretto da tifosi della curva sud, abbiamo avuto modo di apprezzare i pareri del mitico Karletto, di Pesa, ma sottolineiamo l’analisi di Pier, tifoso biancorosso di origini pescaresi, che ha indicato quello che deve essere il lato positivo di questa annata. Pier ha spiegato che questo campionato dovra’ servire per capire cosa non funziona in questa squadra, e per cambiare gli ingranaggi che non girano. Un concetto semplice, ma che parte da un punto base fondamentale: per correggere gli errori commessi uno deve prima ammetterli e comprenderli, perché se sei convinto che non hai sbagliato niente cosa correggi? Ecco perché le particolari dichiarazione del patron Renzo Rosso al termine di L.R. Vicenza-Fermana ci lasciano perplessi. Tralasciando la “sparata” che questa squadra è più forte del Pordenone (che, ribadiamo, dopo 28 giornate ha 21 punti in più…) che si commenta da sola, anche la considerazione “non mi devo rimproverare di nulla” suona alquanto stonata.

I latini dicevano che la storia è maestra di vita, e basta tornare un po’ indietro con gli anni per vedere che anche la gestione di Pieraldo Dalle Carbonare, che ha portato poi i colori biancorossi a traguardi straordinari e purtroppo ahinoi forse irripetibili, è iniziata male, molto male. A riguardo fa sorridere leggere da forse troppo giovani tifosi, o dotati di scarsa memoria, che se ci fossero stati allora i social Dalle Carbonare e Gasparin sarebbero stati massacrati. La realtà è che la contestazione a Pieraldo Dalle Carbonare è stata tanto grave quanto farneticante in quanto molti club appartenenti al centro di coordinamento clubs biancorossi all’epoca firmarono una lettera, ideata da tale sig. Vittorio Cremona, che venne consegnata a mano alla famiglia Dalle Carbonare, in cui si sottolineava l’incompetenza del presidente Pieraldo e di Sergio Gasparin. Una bomba all’interno del tifo biancorosso che provocò una spaccatura grave all’interno della tifoseria che portò, per contrasto, alla fondazione degli “Amici del Vicenza”. A pensarci adesso vien da morir dal ridere, ma allora la situazione era inevitabilmente tesissima eppure né Dalle Carbonare né Gasparin, hanno mai cercato scuse, hanno sempre ammesso i loro sbagli e hanno avuto la grande capacità, fondamentale nel calcio, di non ripetere mai due volte lo stesso errore. Sì, perché nel calcio vince chi sbaglia meno, perché in un mondo in cui due più due spesso non fa quattro non è facile azzeccare le scelte. Ma quando si sbaglia ci vuole l’umiltà di capirlo, di ammetterlo e di dirlo, di spiegarlo ai tifosi biancorossi che se le cose gliele esponi capiscono, ti seguono e ti danno tutto.

I tifosi del Vicenza ci sono stati, ci sono, e ci saranno sempre, questa è una certezza. Sono quelli che in trasferta se si gioca alla sera viaggiano di notte per essere la lavoro la mattina dopo, se c’è da prendere l’aereo riposano in aeroporto per prendere il primo volo il giorno dopo. Fanno sacrifici su sacrifici, anche (soprattutto) economici, per seguire la squadra, e questo non ve lo diciamo per sentito dire ma perché noi le trasferte spesso le facciamo con loro e tocchiamo con mano tutto l’amore che hanno per la loro squadra del cuore. Tifosi che meritano rispetto, che hanno sottoscritto quasi ottomila abbonamenti sposando un progetto societario che si sta sviluppando, che nessuno vuole mettere in dubbio e che si sta concretizzando. Ma i tifosi guardano al campo, ai risultati, e qui è obiettivamente difficile capire quale sia il programma che si vuole seguire. Perché è innegabile che questa squadra sia figlia di scelte strutturali sbagliate, di operazioni di mercato impostate e mai concluse a causa di budget ferrei da rispettare. Poco da girarci intorno, il calcio insegna che i risultati si raggiungono con gli uomini giusti, competenti e seri, e con una buona disponibilità economica.

A Monza, appena Berlusconi ha avuto conferma che in questa stagione ci saranno cinque promozioni (una in più, chissà quando mai ricapiterà) ha investito sulla squadra rinforzandola pesantemente. Ha speso poco meno di un milione e mezzo (mica la luna) e il risultato è che da –4 in classifica ora è a +7 sui biancorossi. E se non ce la farà a vincere i playoff, avrà già tre quarti dell’organico pronto per la stagione prossima. Poi il calcio si può fare in tanti modi, ognuno ha la sua idea, ma alla fine c’è un giudice inappellabile che è il campo che emette il giudizio finale. Adesso, dopo il ritorno di Colella, quello che è certo è che scalare la classifica e centrare i playoff è un obbligo per ripagare una tifoseria che non molla mai e che non smette di credere di poter ritornare presto nel calcio che conta.

E’ il tempo che tutte le componenti diano il massimo, dimostrino di meritarsi la conferma. Perché nel calcio le frittate si girano in fretta e il Cosenza dello scorso anno è da prendere da esempio. Poi si può perdere, ma è come si perde che è importante. Perché la tifoseria berica capisce; se hai dato tutto ma hai perso lo stesso, ti applaude. Ma come contro la Virtus Verona, è oltre l’inaccettabile. Quella dei tifosi biancorossi è una fede da non tradire, il tempo delle parole e della fiducia a prescindere è scaduto. La sconfitta di Verona, contro la terza squadra gialloblù, è un colpo basso durissimo. Il popolo del “Menti”, la gente biancorossa, merita di più, molto di più.