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“Sole” e Nicolò: una storia che sembra una fiaba

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Nicolò è un bimbo di dieci anni che vive con mamma e papà a Vicenza. E’ un grande tifoso del Lanerossi, ha l’abbonamento in curva sud e gioca come portiere nella categoria esordienti.

Un giorno riesce a convincere il nonno Piero ad accompagnarlo a vedere l’allenamento dei suoi beniamini a Capovilla. Se ne sta lì, dietro alla rete, con la sua sciarpa al collo. E’ solo un bimbo come tanti, fino a quando Matthias Solerio esce in accappatoio dallo spogliatoio e gli fa firmare la sciarpa da tutta la squadra. Basta molto poco per entrare nel cuore di un ragazzino come Nicolò, anche niente qualche volta, ma quel gesto consacra “Sole” come suo eroe personale.

Per ricambiare, a gennaio Nicolò prepara un disegno con la scritta “SOLE NEL CUORE” e glielo consegna dopo un allenamento. Credo che la storia del calcio offra ancora vicende belle che raccontano di piccoli tifosi e di calciatori dal cuore gentile, ma questa mi ha toccato in modo particolare perché ho potuto verificare di persona la profondità dei sentimenti in questione.

Purtroppo nel calcio oltre al talento serve anche una dose di fortuna: con il cambio di allenatore e un fastidioso problema al ginocchio Solerio si ritrova nella lista dei partenti e alla fine accetta la risoluzione consensuale del contratto. Se ne torna quindi alla Giana Erminio, società dove è cresciuto e che l’ha lanciato nel calcio professionistico.

Nonno Piero decide, per mantenere i contatti, di aprire il gruppo facebook “Matthias Solerio Fan Club” che raccoglie una cinquantina di iscritti. Quindici di loro partecipano in settembre alla trasferta a Gorgonzola per la partita Giana Erminio vs Carrarese, che termina purtroppo con una sonora sconfitta, ma  – come si dice in questi casi – non è il risultato che conta. Vedere gli occhi di un bimbo felice come quando a Natale si aprono i regali mi fa ancora un certo effetto, lo devo ammettere.

E arriviamo a domenica. Mattias Solerio ha la giornata libera avendo già giocato il sabato sera a Lecco e ci si accorda per rivederlo in un occasione conviviale, prima un piatto di pasta in pizzeria e poi tutti insieme in curva per la partita del Lane contro il Fano. E’ stato bellissimo vederlo tifare con Nicolò come uno dei tantissimi ultras, soffrire nel primo tempo e gioire nel secondo, per poi lasciarsi andare entrambi a un grande abbraccio collettivo con la curva. Non c’è stato un tifoso che non sia venuto a salutarlo, a stringergli la mano e a dirgli quanto fosse dispiaciuto per la sua partenza.

Ci sono calciatori che sanno giocare e basta, c’è invece chi, oltre a usare bene i piedi sa anche coltivare, con le attenzioni e la delicatezza di un esperto giardiniere, il sogno di un bambino. Lo fa con le parole certo, ma soprattutto con i gesti e con l’esempio, che contano molto di più.

Perché quello del giocatore non è solo un mestiere, peraltro ben retribuito, ma è anche responsabilità per quello che si dice e per come ci si comporta.

Perché la maglia con la R sul cuore è un simbolo e chi ci sta dentro diventa per molti bambini un esempio da seguire. Siamo fortunati ad avere una squadra composta tutta da bravi ragazzi e di questo bisogna ringraziare la società e il direttore sportivo Magalini che hanno fatto un ottimo lavoro.

I giovani ci guardano, hanno fame di eroi positivi.

Per questo motivo sono felice di aver conosciuto Nicolò e Matthias, che mi hanno resa partecipe di una di quelle pagine di calcio che riesce ancora a emozionarmi.