Appuntamento speciale con la diretta Instagram delle 18.00 di casa L.R. Vicenza. Protagonista della diretta odierna il condottiero biancorosso Mimmo Di Carlo, nel giorno del suo compleanno.

Pensi che il campionato verrà concluso?
Di Carlo: “Assolutamente sì, sarà molto importante in quest’ottica vedere cosa succederà nel prossimo mese, in caso si giocherà durante l’estate, tra Giugno e Agosto se serve, ma penso che la stagione si finirà.

Giocatore più forte allenato?
Di Carlo: “Direi Antonio Cassano, un talento pazzesco. Quando si faceva la tattica lui diceva: “Tranquillo mister, tu dì a loro di dare palla a me che poi ci penso io a distribuire il pallone”. Effettivamente era così, perché poi in campo tutti lo cercavano. Poi ti dico Sergio Pellissier, grande attaccante, grande capitano.”

Quali sono i giocatori che ti hanno colpito di più nel nostro girone?
Di Carlo: “Ci sono tanti bravi giovani, per esempio Biasci del Carpi, Kargbo della Reggiana e il nostro Jari Vandeputte.

Raccontaci il tuo primo gol biancorosso, quel rigore contro il Monza
Di Carlo: “Ai tempi delle giovanili tiravo spesso i rigori, poi quando sono arrivato al calcio professionistico ho smesso perché c’erano dei giocatori più tecnici rispetto a me e si preferiva farli tirare agli attaccanti. Quel giorno a Monza venne fischiato rigore per noi verso il novantesimo (fallo dell’ex Artistico che tirò giù per il codino Fabio Viviani n.d.r.) e andai io a tirarlo, pur essendo il sesto rigorista della squadra, perché nessun altro in quel momento era in campo per tirarlo al posto mio. Due non erano convocati, due erano usciti per sostituzione e quindi mi feci avanti io. Ricordo lo stupore dei tifosi che si chiedevano come mai lo tirassi io, ma poi alla fine festeggiammo tutti assieme perché segnai e fu il gol decisivo per la vittoria finale.

Migliore partita disputata dalla squadra fino ad ora?
Di Carlo: “Contro squadre che ci hanno fatto giocare abbiamo sempre fatto bene, direi Padova in Coppa Italia, Carpi e Reggiana in casa, ma la migliore è stata quella contro la Triestina.

Qual è stata la peggiore invece?
Di Carlo: “Della prima col Modena non mi è piaciuto niente, abbiamo sbagliato tutto, così come con la Fermana alla prima di ritorno.

Quali sono i giocatori del settore giovanile che ti hanno impressionato?
Di Carlo: “Quest’anno ho avuto modo di visionare spesso sia la Berretti che gli Allievi perché si sono allenati spesso con noi nella partitella del Giovedì. Inoltre c’è stato più di qualcuno che si è aggregato al gruppo della prima squadra. Si vede che c’è un buon lavoro di base, ma si deve portare pazienza e lasciare loro la possibilità di farsi le ossa. Issa è arrivato in prima squadra, come lui tanti altri hanno un buon futuro ma devono lavorare tanto anche perché c’è un bel salto dalla Berretti alla Prima Squadra.

Ci racconti di quella volta che sei stato quasi chiamato in Nazionale?
Di Carlo: “Quella volta contro la Lazio venne Sacchi a fine partita nello spogliatoio a parlare con Ernesto Galli e Guidolin. Disse che avrebbe voluto convocarmi per gli Europei, ma che la carta d’identità non era dalla mia parte. Ricordo che Galli rimase esterrefatto e gli chiese se era sicuro di volere proprio me. Quando Sacchi confermò scherzando Ernesto disse che era proprio finito il calcio se io andavo in Nazionale, perché non ero propriamente il giocatore più tecnico di quel gruppo, ma diciamo che mi facevo apprezzare per altre qualità. Per me quel tipo di apprezzamento vale come una convocazione, è stato un grandissimo premio a ciò che ho fatto durante la mia carriera.

All’interno di questo gruppo, qual è il giocatore che ti somiglia di più?
Di Carlo: “Innanzitutto bisogna dire che questo gruppo è fantastico, ringrazio la società per aver preso giocatori di grande personalità e grande cuore, mi hanno accontentato in tutto e per tutto. Parlerò di un solo giocatore come esempio: Scoppa. All’inizio ha faticato ma ora è un giocatore meraviglioso, è amato da tutti i compagni, sta facendo bene e nonostante abbia giocato poco viene sempre al campo per primo ed è sempre sorridente. Poi è molto più tecnico di me, chiaro, ma direi che da un punto di vista dell’atteggiamento e del tipo di gioco che fa mi somiglia parecchio.

Senti ancora i compagni della Coppa Italia?
Di Carlo: “Abbiamo un gruppo WhatsApp e siamo sempre in contatto, quel gruppo ha fatto la storia ed è giusto così. Oggi vorremmo riscrivere la storia così come è stato fatto con quel gruppo.

Che impressione ti fa la Sud durante le partite?
Di Carlo: “Io sono uno di voi, mi rivedo nella vostra capacità di soffrire e di gioire tutti assieme. Ringrazio la Curva, come tutti gli altri tifosi, per il sostegno che ci hanno sempre dato e per il feeling nato con la squadra, senza questo rapporto sarebbe molto meno bello e molto più difficile riuscire a vincere.

Qual è stato il gol più bello del Lane di quest’anno?
Di Carlo: “Il gol di Marotta contro la Feralpi Salò. Alessandro è un giocatore e un ragazzo straordinario, è un leader come ce ne sono tanti altri nello spogliatoio. Ogni tanto vuole fare tutto da solo e io mi arrabbio per questo, ma con la Feralpi Salò ha fatto vedere di cosa è capace. Comunque anche quello di Bruscagin contro la Reggiana e di Pontisso a San Benedetto sono tanta roba.

Il tuo gol più bello in carriera?
Di Carlo: “Più che i gol fatti dovrei contare quanti ne ho sbagliati in carriera… Ad ogni modo direi quello contro il Venezia, o quello contro il Napoli su grande assist di Lele Ambrosetti. I miei gol non erano così belli o importanti ma per me era sempre occasione di far festa, proprio perché ne facevo pochi.

Qual è un coro al quale sei particolarmente legato?
Di Carlo: “Per me l’inno del Vicenza è qualcosa di incredibile. Ho ricordi del ritiro di Enego tra grigliate e cori, di quel modo comunitario di vivere il tifo. Quando lo sento mi tornano in mente grandi ricordi e per me è sempre emozionante sentirlo per questo motivo, ci sono molto legato.

Cosa ne pensi di Renzo Rosso?
Di Carlo: “È un grande. Bisogna conoscere le persone per capirle veramente, con lui fin dal primo giorno ho un rapporto aperto, molto schietto ma rispettoso. Ci possiamo dire qualsiasi cosa senza remore, lui è uno che guarda sempre avanti e come tutti i geni mi dà qualche idea perché è un po’ più avanti rispetto alle persone normali, abbiamo un rapporto di grande condivisione.

C’è tanta differenza tra Lega Pro e Serie B?
Di Carlo: “Sì, ma salendo dalla Serie C si ha la forza della grande motivazione, si gioca al 100% come fanno oggi le nostre avversarie contro di noi. Se dovessimo andare in B saremmo sempre al 100% per questo motivo, perché la motivazione fa la differenza, poi ovviamente anche il livello tecnico e la velocità di gioco sono di un livello superiore. Dalla B alla A ancora peggiore, si fatica il doppio perché il dislivello è molto più ampio.

Chi è più forte tra Carpi e Reggiana?
Di Carlo: “Nessuna, sono entrambi forti. Hanno due bravi allenatori e due impostazioni diverse, il Carpi la mette più sul fisico e sulla grinta, la Reggiana gioca meglio ma sono entrambi avversarie toste.

Quali sono le componenti per restare primi in classifica?
Di Carlo: “Umiltà, lavoro e voglia di migliorarsi sempre durante gli allenamenti. Conta lo spirito di squadra sotto tutti gli aspetti, noi abbiamo un gruppo forte e stiamo dimostrando di essere più forti degli altri.

Ci racconti come è nata l’idea di vestirti da Gatton Gattoni?
Di Carlo: “Siccome ero squalificato durante l’ultima partita prima dell’addio al biancorosso mia suocera mi suggerì di vestirmi da Gatton Gattoni. Ne parlai con la società e uscì questa cosa. Pesavo 75 chili prima di vestirmi, dopo due ore dentro quel costume ne pesavo 72,5 dal caldo che faceva lì dentro.

Ci racconti qualche aneddoto di Stamford Bridge?
Di Carlo: “Essere arrivati in semifinale in quella competizione fu motivo d’orgoglio, dobbiamo ricordarcelo sempre e fare i complimenti a chi ha fatto quel percorso, non solo chi si è goduto quel momento. Ricordo i tanti tifosi al seguito, purtroppo se ci fosse stato il VAR l’avremmo passato noi il turno. Loro sono stati più esperti, hanno fatto 3 gol con 4 tiri in porta, noi invece con 5 tiri un solo gol e uno annullato.

Come scegli la formazione titolare?
Di Carlo: “Valuto molto l’andamento degli allenamenti assieme al mio staff, tramite l’occhio ma anche tramite strumenti elettronici. Bisogna trattare tutto il gruppo allo stesso modo e dare le giuste motivazioni a tutti, poi bisogna conoscere chi è in grado di dare il massimo in partita anche se magari tira un po’ indietro durante la settimana, anche se comunque si cerca di premiare chi è più in forma in quel momento. Faccio i complimenti poi a Bizzotto perché essendo capitano e pur essendo poco impiegato è sempre in prima linea a motivare il gruppo. Poi comunque sono tranquillo perché con le 5 sostituzioni alla fine giocano tutti. Anche le caratteristiche dell’avversario incidono sulle scelte di formazione. Tra il Venerdì e il Sabato facciamo le nostre scelte e il Sabato sera si sciolgono gli ultimi 2/3 dubbi di formazione.

Chi è più matto nella rosa?
Di Carlo: “Marotta, Saraniti, Giacomelli, Bianchi, sono tutti matti simpatici. Bianchi è un ottimo esempio delle qualità di questo gruppo: dal primo giorno va a mille all’ora, nonostante giochi poco, e quando viene chiamato in causa non tradisce mai le aspettative. Se siamo primi in classifica è merito anche e soprattutto di coloro che hanno giocato meno ma si sono sempre impegnati al massimo.

Perché non vai mai ad esultare sotto la Curva con la squadra?
Di Carlo: “Perché i protagonisti sono loro, ed è giusto che li prendano loro gli applausi. Il vostro sostegno è importante e so che ci sarete sempre per me e per la squadra, ma vanno aiutati principalmente loro perché sono loro in prima linea per portare a casa il risultato.

È vero che ti arrabbi spesso?
Di Carlo: “Quando le cose non vengono fatte bene bisogna correggere gli errori, serve migliorarsi giorno dopo giorno, quando si vuol vincere questo è il segreto. Qualche volta mi arrabbio, ma i ragazzi mi hanno capito e si sanno adattare di conseguenza.

Cosa ne pensi di Zarpellon?
Di Carlo: “Ha grandissime caratteristiche tecniche e fisiche, quest’anno è migliorato tantissimo sotto tutti gli aspetti, soprattutto dal punto di vista della mentalità. Se continuerà a lavorare bene come sta facendo riuscirà a trovare quell’equilibrio e quella continuità che gli servono per essere protagonista come lui vorrebbe.

Cosa dici ai giocatori prima di entrare in partita?
Di Carlo: “Prima di andare al campo faccio una riunione in cui do la formazione, in spogliatoio invece loro sono da soli e io mi limito a dare le ultime indicazioni tattiche sulla lavagna. Subito prima di entrare ci si riunisce e con Padella e Bizzotto a guidare l’urlo ci si carica tutti assieme.

Pensi di tornare al modulo col trequartista?
Di Carlo: “A me è sempre piaciuto giocare un calcio propositivo, mi piacerebbe fare tanti gol oltre a non subirne. Il modulo attuale sembra tanto diverso ma in realtà basta spostare un uomo per tornare al 4-3-1-2, quello che conta sono i principi di gioco, non il modulo.

Quali sono i leader in spogliatoio?
Di Carlo: “Bizzotto, Padella, Cinelli, Arma, Scoppa, Rigoni, Cappelletti, Bruscagin, potrei andare avanti. Vandeputte ha personalità per esempio. La cosa importante è che tutte le personalità si siano unite per creare un gruppo importante.

Come si affrontano le tre partite in una settimana?
Di Carlo: “Con una rosa come la nostra sono meno preoccupato perché riesco a turnare i giocatori in modo tale da mantenere alta l’intensità, infatti in ogni occasione in cui abbiamo avuto partite ravvicinate quest’anno abbiamo sempre fatto bene sotto questo punto di vista.

Cosa ne pensi di Nalini?
Di Carlo: “Si è integrato un po’ alla volta, ha tante qualità che deve ancora dimostrare ma soprattutto è un bravo ragazzo con grandi qualità umane.

Un commento su Guerra?
Di Carlo: “Attaccante veloce, rapido, con grandi qualità e che vede la porta spesso. Quest’anno è stato in difficoltà più per un aspetto mentale che per altro, ma è un grandissimo giocatore e lo vorrei avere sempre in squadra.