Pubblichiamo di seguito il toccante ricordo di Ezio Vendrame scritto da Anna Belloni. Parole che partono dal cuore e che, per chi ha avuto la fortuna di conoscere e di ammirare l’estroso attaccante friulano, spiegano bene perchè il suo ricordo sarà indimenticabile.

Inutile che vi racconti chi era il leggendario Ezio Vendrame, il mio idolo.
Un giocatore che nell’estate del 1971, al suo arrivo nella città del Palladio, porta nella sonnacchiosa e bigotta Vicenza una sferzata di anarchia calcistica, di profonda umanità e di vivacità intellettuale mai nemmeno immaginati prima nel mondo del pallone.
Non per niente Vicenza, la culla della Democrazia Cristiana con Mariano Rumor Presidente del Consiglio, veniva chiamata a quei tempi la “Sacrestia d’Italia”.
Osservavo la vita con i miei occhi di sedicenne pieni di sogni e mi sentivo soffocare.
Per carità, andavo a vedere il Lanerossi Vicenza, tifavo per la mia squadra del cuore ma sognavo a colori il capelluto George Best con la rossa maglia dello United e gli splendidi arancioni d’Olanda.
Poi è arrivato Lui.
Chi non l’ha visto giocare non può capire. Ezio è stato un mago, un grande illusionista, un funambolo del pallone. Quando giocava, accendeva la luce negli occhi dei tifosi. Le partitelle del giovedì erano il suo palcoscenico preferito, lo guardavi e ti chiedevi se fosse giusto che un talento mostruoso come lui si accontentasse di una platea di un centinaio di pensionati e studenti. Ma nel petto di Ezio batteva un cuore generoso e gentile. Profondo nel pensiero e sensibile nei sentimenti. Amava donare e condividere, il denaro non contava nulla per lui. Usava ogni suo talento, anche la spiccata vena artistica, a servizio degli altri. Purtroppo nessuna barriera o scudo poteva proteggerlo da un mondo cui sapeva di non appartenere e che riusciva comunque a farlo soffrire.
Di lui ricorderò sempre queste parole, che mi disse mentre mi firmava un autografo con dedica sulla copertina di un mio 33 giri, “No secrets” di Carly Simon, che avevo casualmente portato con me a un allenamento. Mentre Ezio scriveva, canticchiava “With a little help from my friend” di Joe Cocker con la sua inconfondibile erre moscia. Lo guardavo estasiata e pensavo che non aveva assolutamente nulla del calciatore, sembrava piuttosto un “busker”, una specie di Cat Stevens che suonava nelle strade per far ballare i bambini. Staccata la penna dalla copertina del disco mi guardò fissa negli occhi e dopo averci pensato un attimo mi disse con un bel sorriso “Adoro far divertire la gente quando gioco, il calcio è troppo noioso. Tu lo sai vero?”.
Mi dispiace che si ricordi Ezio solo per il lato oscuro e malinconico del suo carattere. Quando faceva il fenomeno in campo, liberava le briglie al suo incredibile estro unicamente per regalare qualche attimo di gioia pura al suo pubblico. Non c’era nessuna smania di esibizionismo, anzi …. scendere in campo per la partita della domenica era un’incontrollabile sofferenza anche fisica. Eppure dopo di lui, nessuno mi ha più fatto emozionare come un bambino che sale per la prima volta nella giostra dei cavalli con i pennacchi rossi e le criniere d’oro e d’argento. Ancora oggi, se potessi, lo vorrei ringraziare dell’allegria e della spensieratezza calcistica che mi ha regalato. Mi ha fatto capire che giocare per vincere è importante, ma giocare per divertirsi e divertire lo è ancora di più.
Ho tentato fino all’ultimo di riuscire a incontralo ancora. L’ultima immagine che mi è rimasta è a Vicenza, in un’affollata libreria, alla presentazione di un suo libro. Nella confusione sono riuscita a incontrare per un attimo i suoi occhi e ho visto che il guizzo di sempre non si era sopito.
Voglio ricordarlo così, con il sorriso che sperava sempre di portare sul viso dei suoi tifosi …..

Lunedì 5 giugno 1972
Lanerossi Vicenza vs Blackpool 0 a 2

Di quella partita ricordo benissimo le “effusioni” scambiate tra Ezio e il suo marcatore. Il Vicenza nel secondo tempo attaccava sotto la curva sud e verso la fine dell’incontro, dopo aver subito ogni tipo di intervento violento, Ezio reagisce compiendo a sua volta una scorrettezza. L’arbitro giustamente sanziona l’estroso fantasista vicentino concedendo una punizione a favore dell’avversario inglese. Vendrame, molto sportivamente, gli tende la mano per chiedere scusa, ma il britannico, forse irritato e indispettito per non essere mai riuscito a marcarlo se non con la violenza, rifiuta la riappacificazione. Ezio allora sistema le cose a modo suo. “ Faccio il mago Silvan, nascondo la palla. Un inglese me le dà per tutto il tempo. Provo una volta a entrare duro. Lui si rialza, gli do la mano, la rifiuta. Lo acchiappo, lo stringo e gli schiaffo la lingua in bocca. Dopo trent’anni mi chiedo come non mi abbia più cercato dopo quel bacio sulla bocca…”.

Sarà davvero un mondo triste e banale senza di lui. Addio caro Ezio, adesso divertiti a dribblare gli Angeli del Paradiso. Questa lacrima é per te.