Il virus Covid-19 sta leggermente mollando la presa ma il momento resta molto difficile tant’è che l’Italia resterà chiusa almeno fino al 3 maggio. Il mondo del calcio si interroga come e quando sarà possibile ripartire, rigorosamente a porte chiuse (senza i tifosi non è calcio, ma alternative non ce ne sono) e in questo senso la Commissione Medica della Federcalcio sta preparando una serie di regole, di norme che, nel caso ci sia il via libera alla ripresa degli allenamenti, saranno da seguire alla lettera. Ad una prima visione sembrano linee guide molto restrittive e di conseguenza difficili da seguire perché sarebbe necessario far allenare i calciatori a gruppetti, evitando contatti fisici, sottoporli a continue visite di controllo aggiungendo analisi specifiche per verificare se ci sia qualche giocatore positivo al Covid 19. Stabilito che non esistano problematiche, solo in seguito si potrebbe passare agli allenamenti quasi normali, con partitelle che sarebbero il passo concreto per la disputa delle partite ufficiali. Ma analizzando quanto sopra salta all’occhio che per seguire alla lettera le regole che la Commissione Medica della Federcalcio chiederà  servirebbero centri sportivi sanificati dove dovrebbero vivere (anche dormire?) calciatori, staff tecnico e medico e attualmente nemmeno in serie A tutte le società dispongono di tali strutture. Oltre a questo non è ancora ben chiaro quali compiti spetterebbero ai responsabili medici delle società, e di come verrà gestita la questione dei “tamponi” (chi li dovrà fare e in che numero),  una misura indispensabile per monitorare la salute dei calciatori.

In questo contesto si comprende come riprendere a giocare sia molto complicato, non fosse altro che ad oggi nessuno può dire quando il virus, il Covid-19, mollerà la presa e permetterà di riprendere una vita, almeno all’inizio, quasi normale. La soluzione meno complicata da attuare potrebbe essere quella di congelare i campionati, azzerandoli così come hanno già deciso di fare in Italia il rugby e il basket e si appresta a fare anche la pallavolo. Sarebbe una beffa per chi, come per esempio i biancorossi di Mimmo Di Carlo, meriterebbe la promozione nella categoria superiore ma è chiaro ormai a tutti che senza retrocessioni (e nessuna società accetterà di scendere di categoria con un terzo di campionato da disputare) non sarà possibile procedere con le promozioni. Questo perché il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha già detto che la serie A (ma vale anche per il torneo cadetto) a 22 squadre è ipotesi da escludere perché realisticamente la massima serie sopporta a fatica 20 società, figuriamoci 22 o peggio ancora 24. Far valere le classifiche al momento della sospensione, visto che una normativa in materia non c’è, porterebbe a una serie di ricorsi che rischierebbe di bloccare anche l’inizio della prossima stagione. Ma nel caso non ci fossero le promozioni c’è già chi ha precisato che non accetterebbe di non vedere premiati i risultati, anche se parziali, del campo. ” Pronti a qualsiasi ricorso“ – ha minacciato Adriano Galliani, amministratore delegato del Monza – che finora ha dominato il girone A della serie C. “Andremo al Tar, al Consiglio di Stato se servirà, se come terzi non dovessimo venire promossi“ – ha spiegato Maurizio Stirpe, presidente del Frosinone – terzo alle  spalle del Benevento e del Crotone, al momento dello stop, in serie B. Una reazione che, in un momento così delicato, nessuno avrebbe voluto vedere, ma gli interessi nel calcio sono enormi e i soldi delle tv, a maggior ragione in questo momento, sono necessari per andare avanti ed evitare che molte società rischino di non iscriversi al prossimo campionato. Al saldo dei contratti della stagione in corso mancano quasi 350 milioni di euro che Sky e Dazn non hanno intenzione di pagare se il campionato non riprenderà. Non solo, le due tv stanno valutando di chiedere la restituzione di una parte dei soldi già versati se la parte restante della stagione non verrà disputata. Ecco perché, con il tema legato alla riduzione degli stipendi, la questione riguardante gli introiti sarà fondamentale per spingere il sistema calcio a fare di tutto per chiudere la stagione evitando anche gli inevitabili ricorsi che, come abbiamo visto, ci sarebbero sicuramente e che porterebbero ad una estate bollente. Un contesto difficilissimo in cui sarà fondamentale che il sistema calcio sia gestito da dirigenti che dimostrino di essere all’altezza, che dovranno riuscire a far quadrare i conti con risorse che, a causa della grave crisi economica che purtroppo colpirà non solo l’Italia, saranno quasi dimezzate. Ecco perché questa crisi potrebbe essere anche una grande occasione per ridimensionare principalmente i costi (vedi in primis gli ingaggi dei big della massima serie, soldi che magari si potrebbero girare alla Lega Pro dove ci sono calciatori che guadagnano 1500 – 2000 euro al mese), e magari ridistribuire meglio le risorse economiche che finora hanno premiato soprattutto le grandi società in serie A, lasciando una (piccola) parte alla serie B e quasi nemmeno le briciole alla Lega Pro. Potrebbe infine essere anche l’occasione per ridurre le società professionistiche con una serie A al massimo a 18 squadre, una serie B a 20, e una Lega Pro (con due gironi) a 40. Perché la realtà ci dice che in serie C molte società faranno fatica ad iscriversi nel prossimo campionato e in questa direzione il grido di allarme del presidente Francesco Ghirelli spiega bene lo stato attuale delle cose. “ Dobbiamo, con la serie A e la serie B, salvare il sistema e rappresentare insieme alla Autorità di Governo, ad iniziare dal ministro Spadafora, l’urgenza degli interventi che ci consentano di rimediare ai gravi danni subiti “. Un cambiamento sarà inevitabile e necessario perché, anche nel mondo del calcio, niente sarà più come prima.