E’ difficile, è doloroso parlare di Ernesto Galli ora che non c’è più.

Ci viene a mancare un personaggio leggendario, radicato nella nostra città come certi cocciuti abeti delle sue montagne a Pedavena, patria dell’omonima birra, che crescono persino sulle rocce. Un “burbero” di poche parole ma dal cuore buono e generoso, un amico per tutti i compagni, una guida per quelli più giovani. Una presenza familiare e quotidiana al bar dello stadio per le proverbiali partite a carte, quasi facesse parte – assieme agli inseparabili Beppe Lelj e Giorgio Carrera – dei muri dello stadio.

Dai favolosi anni del suo (e nostro) Real Vicenza sono ahimé sparite tante cose: i mitici pali della tribuna del Menti, il settore parterre, la pubblicità della Lanerossi sopra i distinti, il campetto per il riscaldamento sotto la tribuna, il campo in terra battuta dell’antistadio, la scaletta che scendeva negli spogliatoi, il Piccolo Bar … e tanti, troppi amici biancorossi che avevamo imparato ad amare e che ora non ci sono più.

Lui invece era sempre lì, come una stele, a ricordarci che qualche volta i sogni si avverano e che anche la Cenerentola del calcio può partecipare senza invito al gran ballo del campionato di serie A su una carrozza trainata da undici splendidi cavalli di razza guidata da un cocchiere che amava la musica. A mezzanotte, sul più bello, l’incantesimo si è rotto e la favola ahimé non ha avuto un lieto fine. Siamo stati i vincitori morali di un campionato stellare, ben magra consolazione, e breve fu l’avventura europea, negataci da una squadra militare di Praga che riservò ai nostri giocatori una vera e proprio caccia all’uomo.

Tutti noi, che abbiamo vissuto le gloriose pagine della storia del Lanerossi Vicenza, ci siamo disperatamente attaccati con le unghie e con i denti a questi meravigliosi ricordi per riuscire a sopportare i momenti più bui e vergognosi fino ad arrivare al fallimento societario del nostro amato Lane.

Nella memoria collettiva dei tifosi resteranno per sempre incancellabili le immagini di Ernesto che difende la porta biancorossa a mani nude come un vero guerriero, che smoccolava tutti i santi del paradiso quando Giorgio Carrera, fedele al suo calcio tutto tecnica, estro e fantasia, abbandonava d’improvviso la difesa per incunearsi nella metà campo avversaria. Ernesto da dietro dettava i tempi, chiamava i suoi tanto che ogni partita usciva dal campo completamente afono, voce e cuore di una difesa moderna e senza pari in Italia.

Ernesto non fu solo un ottimo portiere, lo ricordiamo negli anni ottanta allenatore della prima squadra dal 1987 al 1989. Viceallenatore con Bruno Giorgi, Renzo Ulivieri, Francesco Guidolin e tanti altri mister che si sono succeduti sulla panchina del Vicenza fino ai primi anni del duemila.

E’ troppo affollato il paradiso dei calciatori, dove sventolano le tante, troppe bandiere biancorosse già ammainate. Chissà se al suo arrivo è stato accolto dai numeri uno con la R stampata sul petto …. Sentimenti IV,  “Gato Mato” Luison che parò un gol in rovesciata a Torino o William Negri soprannominato “Carburo” perché aiutava i genitori alla pompa di benzina …. oppure se invece è stato già organizzato un torneo nella nuvola biancorossa, con una formazione che fa venire i brividi … Galli, Vallesella, Frigo, Savoini, De Marchi, Abeni, Fattori, Carantini, Ferrante, Umberto, Romeo e Gigi Menti, Quaresima, Salvi, Santagiuliana, Marchetti, Morosini, Scaini, Spinato, Griggio … e gli altri in panchina, pronti a entrare nel secondo tempo.

Come … dite che sono molti più di undici? La buona notizia è che si gioca a oltranza, negli sconfinati Campi Elisi del pallone … per la gioia della folta schiera degli angeli, che non hanno bisogno, come noi comuni mortali, di pagare il biglietto o le pay-tv per vedere il grande Calcio.

Ciao Ernesto