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Egregio Direttore,

Ho scelto una forma di protesta pubblica perché ritengo intollerabile il senso di spregio per la maglia e di insolenza verso i tifosi raggiunti ieri da alcuni giocatori del nostro – ahimé – Vicenza.
E’ vero, ho vissuto almeno altre sei retrocessioni del Vicenza, ma mai avevo provato questo senso di umiliazione, di amarezza e di frustrazione come di fronte alla prestazione di ieri pomeriggio.
Questi professionisti del pallone, questa dirigenza non ci rappresentano più, Direttore.
Ieri abbiamo assistito con ignominia alla fine di una gloriosa società calcistica e tutto questo grazie un’accolita di morti viventi che vagavano in campo con il solo, commovente Gavazzi a dannarsi l’anima.
Sono stati infangati 10 anni di gloriosa storia biancorossa, con una totale mancanza di rispetto per chi quella maglia l’ha indossata con rispetto e con amore. 
Julio Gonzales era in curva con noi e quella maglia con R sul cuore l’ha più volte baciata, con le lacrime agli occhi. La gigantografia di Mario Morosini era lassù, a ricordare a tutti i suoi compagni come si possono trovare stimoli e motivazioni anche dalle difficoltà della vita. Ma cos’hanno questi, al posto del cuore?
Mi dica Lei, Direttore, si può rimanere insensibili di fronte a due esempi così luminosi di fedeltà e di attaccamento ai colori sociali? Vicino a me erano presenti alcuni meravigliosi tifosi lontani (Daniele di Suzzara (MN), Andrea di Faenza, Massimo di Bastida Pancarana (PV): tutta gente che macina centinaia di km e che si sobbarca costi economici non indifferenti per portare sostegno alla squadra in difficoltà. Si può far finta di non tenerne conto?
A fine partita davanti ai microfoni della stampa solo accuse, pietose giustificazioni e battute inopportune. E una fuga sul pullman lanciato a tutta velocità che sa tanto di codardia: nessuno di questi ha avuto il coraggio di metterci la sua faccia.
Io sono già preparata ad assistere, nella migliore delle ipotesi, ad un Vicenza-Casale e a seguire la squadra nelle difficili (…) trasferte di Savona ed Alessandria.
Ma qualcuno, a questo punto, deve pagare.
Perché non si possono prendere le redini di una secolare Società calcistica con lo spirito di chi acquista una vistosa macchina sportiva, giusto per apparire, per poi mandarla alla rottamazione dopo averla sfasciata perché incapace di guidarla.
Una squadra di calcio non è un giocattolo da comperare e distruggere come fanno i bambini capricciosi, è il simbolo della città e della sua gente e deve essere diretta con serietà, competenza e rispetto. Questa dirigenza e questi giocatori passeranno alla storia e resteranno nella memoria collettiva come quelli che hanno distrutto la Nobile Provinciale, che hanno umiliato il meraviglioso pubblico di Vicenza e disonorato la gloriosa maglia biancorossa.
Da ieri anche Vicenza ha i suoi “indignados”.
Sì, sono indignata… questo è esattamente il mio stato d’animo.
A questo punto, chiedo con forza che scenda in campo la Primavera con i soli titolari ancora degni di indossare la casacca con la R sul cuore: Gavazzi, Rigoni e Frison.
Ci sono ancora cinque partite da giocare, qualunque sia il risultato serviranno comunque ai baby biancorossi per fare esperienza in vista del prossimo campionato.
Gli altri se ne vadano pure in tribuna a riposarsi, con il minimo sindacale di stipendio. Avranno tempo e modo di meditare sui loro inqualificabili comportamenti.
La saluto cordialmente.
Per quel che mi riguarda: sempre, solo e in qualunque categoria FORZALANE!

Anna Belloni – Vicenza

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Gentile redazione,

In questa tragica situazione del Vicenza calcio dobbiamo – ahinoi! – cercare i lati positivi e guardare avanti.
La retrocessione è praticamente certa e, a mio parere, era evidente che sarebbe finita così già da novembre. Troppe volte negli anni passati ci siamo salvati per il rotto della cuffia e non sempre si può fare affidamento sulla buona sorte e sulle disgrazie altrui.
Molti tifosi se ne stanno rendendo conto solo ora. Ricordo che fino a poche domeniche fa, attorno a me volavano insulti (e altro) tra tifosi non appena qualcuno osava alzare la voce contro l’attuale proprietà. Vi confesso che la tolleranza per l’incapacità dimostrata dall’attuale dirigenza da parte dei tifosi biancorossi mi ha lasciato basito e mi ha spinto a ricredermi su un luogo comune che circola nell’ambiente: “I vicentini sono un pubblico competente”. Ognuno la pensi come vuole, ma un pubblico competente non tollererebbe mai di essere preso per i fondelli per otto lunghi anni in silenzio.
Dal mio punto di vista la retrocessione per il futuro del Vicenza costituisce un grosso rischio ma anche un’opportunità. L’opportunità di azzerare tutto uno staff tecnico e dirigenziale che in ben otto anni ha avuto modo di dimostrare in modo incontestabile la sua totale incapacità e presunzione. E ricominciare. Non c’è altra via. Se il Vicenza restasse nella serie cadetta, l’attuale proprietà non mollerebbe, o meglio, continuerebbe a proporre una cessione alle sue condizioni, ovvero una cessione impraticabile. Per convincervi sul perché non mollerebbe ci sarebbero molti argomenti, che a Vicenza in tanti conoscono, ma su cui preferisco in questa sede glissare.
Puntualizzo tuttavia un punto che mi pare importante: parlando di “incapacità” dirigenziale faccio riferimento a competenze di tipo gestionale-calcistico.
Sono infatti convinto che da un punto di vista gestionale-personale l’attuale proprietà sia tutt’altro che sprovveduta.
Retrocessione come grosso rischio ma anche come grossa opportunità, dicevo poc’anzi. Il Vicenza calcio è non solo un patrimonio del suo territorio e dei vicentini, ma è una città radicata in un tessuto socioeconomico sano e ricco, e ci sono concrete possibilità che, una volta abbassate le pretese, qualcuno si faccia avanti. Casi simili ne sono successi molti in Italia negli ultimi anni, e mi pare che le squadre “scomparse” – tra quelle blasonate – siano davvero poche.
Solo così potremo davvero ripartire, liberarci dalle ragnatele di questa gestione-incubo e ricostruire con entusiasmo un progetto nuovo e credibile. Per tutte queste ragioni, in controtendenza, attendo molto triste e preoccupato ma anche moderatamente fiducioso l’oramai probabilissima retrocessione.

Forza Vicenza,

Paolo A., Vicenza

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Spettabile redazione,

io ho tanti ricordi del Vicenza Calcio.
Ho visto giocare Sormani e il Real Vicenza della famosa formazione da recitare a memoria: Galli; Lely, Marangon, Guidetti, Prestanti, Carrera, Cerili, Salvi, Paolo Rossi, Faloppa, Filippi.
Ho visto il Vicenza in C, lo spareggio di Ferrara per non retrocedere in C2. Anni belli e meno belli, ma una  squadra come questa mai vorrei averla vista in vita mia.
Giocatori che vanno in sala stampa con un mezzo sorriso e rispondono alla domanda della giornalista (come andrete a Pescara? “Si va in pullman”), oppure che dicono “tanto il prossimo anno a Vicenza non ci sarò” (un noto biancorosso prima di Vicenza-Juve Stabia).
Ho paura che a Vicenza si stia perdendo l’amore verso la propria squadra.
Non ditemi che l’affluenza del pubblico sta diminuendo per motivi economici, la verità e che con spettacoli come quelli cui abbiamo assistito ultimamente si preferisce rimanere a casa.
Eravamo in tanti in serie C, in tanti allo spareggio di Ferrara, ma se il prossimo anno scendiamo in Lega Pro chi avrà la voglia di farsi l’abbonamento?

Monica F.

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Spettabile redazione,

ho gia scritto altre volte dicendo che né Tonucci, né Bianco erano la nostra soluzione in un organico già scarso di suo.
Forse ci si doveva pensare prima. Anche gli ultimi allenatori non mi hanno convinto per niente, era molto meglio Cagni: a lui si doveva dare tutta la responsabilità della situazione che si era venuta a creare.

Saluti da 

Gianfranco Luani (dalla provincia di Varese)

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Articolo scritto dalla Redazione di Biancorossi.net

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