Un po’ tutti presentando l’edizione del mercato estivo 2020 avevano sottolineato come sarebbe stata una campagna trasferimenti particolare. I fatti hanno confermato le previsioni, e questo è accaduto per diversi motivi. L’impatto negativo del coronavirus è tangibile nelle casse delle società costrette a far i conti con le restrizioni imposte a causa della pandemia, come la disputa dei match praticamente a porte chiuse. Le perdite in termini di mancati incassi al botteghino si sommano alla impossibilità di aprire la campagna abbonamenti, oltre alla difficoltà di sottoscrivere contratti commerciali con gli sponsor pure loro chiamati a far fronte a bilanci in perdita a causa della complicatissima situazione economica in cui versa il Paese.  In questo contesto alcune società hanno ugualmente affrontato investimenti importanti come la Reggina, il Pordenone, e le retrocesse che però hanno usufruito del “paracadute” dalla Lega di serie A, oltre al Monza che in questo contesto rappresenta un caso eccezionale che non fa quasi testo.

A Vicenza probabilmente in pochi, anche per i motivi di cui sopra, si aspettavano che la società di via Schio procedesse con investimenti importanti considerato che l’obiettivo dichiarato era quello di voler consolidare la categoria prima di voler provare a puntare al gran salto in serie A. Premesso che non sempre chi spende molto ottiene nel calcio risultati importanti (chiedere per conferma a Cittadella e a Bergamo dove lavorano Stefano Marchetti e Giovanni Sartori, due “top” tra i direttori sportivi italiani) tra i tifosi la scelta è stata accettata e condivisa da molti, criticata da altri, ma un po’ tutti si auguravano di veder colmate alcune evidenti lacune della rosa. C’era la speranza di poter parlare a mercato chiuso di una squadra più forte, più completa di quella che, facendo le debite proporzioni con le categorie diverse, ha ottenuto la promozione in serie B, e a bocce ferme si può dire che l’obiettivo non è stato centrato al cento per cento. A disposizione di Mimmo Di Carlo sono arrivati nove nuovi giocatori (Perina, Ierardi, Beruatto, Da Riva, Dalmonte, Gori, Meggiorini, Jallow e Longo) che alzeranno senza dubbio la competitività del gruppo biancorosso, anche se a nostro parere in questo mercato è mancata quella programmazione che aveva portato alla costruzione del gruppo della scorsa stagione. La scorsa estate il direttore sportivo Giuseppe Magalini ha avuto l’abilità di ricostruire un gruppo quasi rifondandolo, ma lo ha fatto acquisendo prima del ritiro estivo gran parte dell’organico per poi andare a correggere negli ultimi giorni le “pecche” che il campo aveva evidenziato. Ecco che di fronte ad un centrocampo con carenza di cambio di passo e di rapidità è stato acquistato Vandeputte dalla Viterbese, e per uno Scoppa che ha deluso le aspettative è arrivato Luca Rigoni. Nell’occasione il direttore sportivo del club berico è stato aiutato dalla volontà precisa e determinata del mediano di Cogollo del Cengio di tornare in biancorosso, ma la squadra era stata costruita secondo un piano ben preciso, senza che quasi niente sia stato lasciato al caso.

E qui sta, almeno per noi, la grande differenza con il mercato condotto quest’anno. Perché se la scelta di confermare la linea difensiva con l’aggiunta di Ierardi è sempre sembrata una decisione convinta (giusta o sbagliata lo dirà il campo), più incerte sono parse le mosse a centrocampo dove non si è riusciti ad alzare il livello qualitativo della mediana e a piazzare Scoppa, aggiungendo al reparto solo il giovane Da Riva arrivato dall’Atalanta con la formula del prestito secco. Ottima invece è stata la scelta di completare gli esterni con l’inserimento di Dalmonte, rivelatosi finora il colpo più azzeccato del mercato. Ma il punto chiave, il rinforzo che un po’ tutti invocavano a gran voce, era l’arrivo di un bomber di categoria, un centravanti che avesse nelle corde una quindicina di gol per rinforzare un reparto che anche in serie C aveva dimostrato di avere una lacuna ben precisa. Lasciati andare Arma e Saraniti, a mercato ancora ufficialmente chiuso è arrivata in biancorosso una punta esperta come Meggiorini, fortemente voluta da Di Carlo che ne apprezza le doti tecniche e agonistiche. Il “Meggio” però un vero bomber non è mai stato, è una seconda punta che potrà dare (e darà) un apporto importante di esperienza e allora la dirigenza berica ha deciso di puntare su un attaccante giovane. L’obiettivo era Simone Mazzocchi ma la Reggiana è arrivata prima, e allora si è virato su Gabriele Gori che la Fiorentina ha ceduto con la formula del prestito secco, il che significa che comunque vada a giugno del prossimo anno il centravanti toscano tornerà a vestire la maglia viola. L’impressione che si è avuta subito è che affrontare la serie B puntando su un giovane inesperto (pur promettente) non fosse possibile, per cui un altro innesto è parso ai più necessario. I vari Forte, Biasci, Trotta, Nzola (il preferito da Di Carlo) non sono stati raggiungibili per i costi ritenuti troppo elevati, e così la scelta è caduta su Lamin Jallow che a Salerno nessuno voleva più. L’attaccante gambiano è arrivato a Vicenza a titolo definitivo con un contratto di tre anni e la domanda che tutti si sono posti è se fosse lui, per caratteristiche, la punta adatta a completare il reparto offensivo biancorosso. La risposta è arrivata dalla società berica che nell’ultimo giorno di mercato ha acquistato dall’Inter Samuele Longo, sperando che riesca finalmente a mettere radici restando a lungo in una società dopo aver cambiato undici squadre negli ultimi nove anni. Con Longo le punte in organico sono salite a sei, obiettivamente troppe, e infatti nelle ultime ore si è provato a vendere Guerra e Marotta che alla fine sono rimasti non si sa bene con quale spirito.

Un mercato “ad inseguire” che paragonato alla programmazione quasi perfetta dell’anno precedente ci fa credere che anche Magalini probabilmente non sia del tutto soddisfatto dell’andamento di questa campagna trasferimenti. Come sempre l’ultima parola spetta al campo e tutti ci auguriamo che la stagione regali tante soddisfazioni ai tifosi biancorossi che saranno costretti a seguire le vicende della squadra del cuore guardando la tv e ascoltando la radio. Ma al tirar delle somme, a fronte del dichiarato ottimismo dello scorso anno, stavolta ci resta l’idea che questo mercato lasci in eredità una squadra che si poteva costruire meglio consegnando a Di Carlo una rosa con qualche spina (vedi per esempio i sei attaccanti per due posti) in un campionato in cui il tecnico biancorosso avrà comunque la possibilità di lavorare con l’appoggio di tutto l’ambiente anche se il popolo del “Menti” non potrà dare sugli spalti il consueto straordinario supporto.