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Alzi la mano chi avrebbe mai previsto un inizio del genere…”  La provocazione firmata dal presidente Stefano Rosso durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore Cristian Brocchi, subentrato a Mimmo Di Carlo, intendeva sottolineare quello che tutti davano per scontato e cioé che questa rosa avesse nelle corde la possibilità di mettere in campo molto più di quello che fino a quel momento aveva dimostrato. Le quattro partite disputate, con il nuovo mister in sella, hanno evidenziato che i problemi sono molto più profondi di quello che probabilmente si pensava e che vanno ricercarti sotto la superficie di quella che, in apparenza, poteva sembrare unica causa principale e cioé un allenatore ormai non più in sintonia con il gruppo squadra.

I motivi? Sicuramente molteplici e ne buttiamo li alcuni, in una analisi che ci proponiamo di fare sicuramente in futuro in maniera più approfondita. Prima di tutto un mercato che, non solo è intervenuto in parte a colmare le lacune che si erano viste nella scorsa stagione, ma che ha aperto falle nuove dove già la barca faceva acqua. Una proprietà che ci ha messo molto del suo faticando a leggere ciò che stava succedendo e intervenendo in maniera lenta, impacciata e macchinosa in una situazione che invece andava presa subito di petto, finendo per gestire in maniera imbarazzante il post Cosenza, con un tecnico di fatto destituito, che ha continuato ad allenare per altre due gare prima di venire inevitabilmente esonerato.
In secondo luogo una spirale negativa di risultati, iniziata sul finale della scorsa stagione e proseguita nel precampionato che ha minato nel profondo l’autostima della squadra e la forza di credere nel lavoro che si stava facendo, fino a sfociare nel disastroso filotto di otto partite perse su nove giocate a cui stiamo assistendo.

Infine alle difficoltà di gestire un modulo che probabilmente non trova nelle caratteristiche dei giocatori gli interpreti giusti si è sommata quella di un gruppo che solo apparentemente è votato alla causa e che pare non riuscire a reagire al momento negativo, inanellando sconfitte su sconfitte (l’ultima delle quali vergognosa non solo nelle proporzioni) quasi fosse composto da un manipolo di “scappati di casa” invece che da esperti calciatori che navigano nella categoria ormai da anni e che dovrebbero sapere reagire, almeno con orgoglio professionale, ad una situazione che stanno invece subendo passivamente, manco fossero ragazzini alle prime armi.

Il tifoso biancorosso è umiliato, avvilito e disorientato per quanto sta accadendo e ne ha ben donde. Buttando l’occhio al passato, non è che questo trend di risultati negativi sia un “must” nella storia del calcio biancorosso a Vicenza. Nonostante le stagioni spesso tribolate quando non disastrose a cui la tifoseria ha assisitito nel purtroppo ancora indimenticato e recente passato, solo in due occasioni nell’epopea biancorossa si riusci a fare così male, se non addirittura peggio, quanto a filotti di sconfitte (ma attenzione perché l’attuale serie negativa è ancora aperta…):

Stagione 1921/22 (giusto cento anni fa…): nove sconfitte su dieci dalla prima alla decima giornata, tra cui uno 0-6 dal Novara e un 10-0 dalla Pro Vercelli. Il Vicenza finì 12º (ovvero ultimo) nel girone A della Prima Divisione della Confederazone Calcistica Italiana, perdette la qualificazione (una sorta di spareggio) contro i vincitori della cadetteria e retrocedette in Seconda Divisione a fine campionato.

Stagione 1968/69: otto sconfitte su nove gare dalla nona alla diciasettesima giornata. Il Lanerossi Vicenza in serie A ottenne la salvezza sul filo di lana, con due allenatori, l’andata con Umberto Menti ed il girone di ritorno con Ettore Puricelli. A metà torneo, ultimi con 10 punti, i biancorossi si risollevarono con l’arrivo del nuovo allenatore risalendo la china fino ad ottenere la salvezza, sancita prima dal pareggio (2-2) ottenuto a Pisa nella penultima giornata e poi dalla vittoria (2-1) sul Verona all’ultima giornata.

Un precedente, quest’ultimo, che lascia ben sperare a patto di riuscire ad invertire la tendenza al più presto. Quello che preoccupa però, allo stato attuale dei fatti è come la luce in fondo al tunnel che si era intravista dopo la trasferta di Pordenone, sembri essersi immediatamente spenta e la squadra sia tornata a brancolare nel buio più pesto. “Alzi la mano chi l’avrebbe mai previsto….”

(si ringrazia per le note storiche e statistiche Stefano Dal Maso. Nella foto del Giornale di Vicenza, la squadra sotto la curva nel post partita a Terni)

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