La tristissima notizia ci ha raggiunti nel sonno, come il peggiore degli incubi. E’ arrivata di notte, in maniera discreta, per non disturbare. Proprio come era lui, mai una parola di troppo o una dichiarazione fuori dalle righe. Una persona oltremodo gentile, sempre disponibile con tutti. Con la morte di Paolo se ne va un giocatore immenso, che con l’amatissima maglia del Lanerossi ha impersonato la lotta del piccolo e esile Davide contro il gigante Golia. La squadra di provincia contrapposta allo strapotere delle ricche squadre metropolitane. Questa suggestione ha fatto innamorare tutta l’Italia calcistica del Real Vicenza, di cui era paladino e icona.

Ma Paolo ha anche lasciato un messaggio importante ai giovani: il culto della tenacia e della perseveranza nonostante le avversità della vita. Quando parlava della sua carriera stellare diceva spesso “Se ci sono riuscito io con tre menischi rotti può farcela chiunque. Basta volerlo fino in fondo”.

Nulla ha potuto contro la malattia, che se l’è portato via a soli 64 anni.

A febbraio il Sindaco Rucco mi ha chiesto di scrivere il testo della motivazione per la concessione della cittadinanza onoraria a Paolo. Non potevo ricevere una richiesta più gradita, un onore più grande. Per correttezza ho riletto il testo assieme a Paolo il giorno prima della cerimonia e si è commosso. “Mi raccomando, scrivi che, ovunque io vada nel mondo, tutti credono che io sia nato qui a Vicenza. Nella memoria collettiva sono già vicentino a tutti gli effetti, un magnagati come dite voi….”

Eccovi il testo:

La vita di Paolo Rossi inizia il 23 settembre 1956 a Prato, quartiere Santa Lucia. Quella calcistica circa vent’anni dopo, il 2 agosto 1976, quando il diciannovenne attaccante del vivaio della Juventus arriva a Vicenza dopo essere stato preso in prestito dal Presidente Giussy Farina per la cifra di dieci milioni di lire, con diritto di riscatto di 90 milioni per la comproprietà, a completamento dell’affare Verza.

Paolo è un ragazzo di 19 anni reduce da una stagione sfortunata a Como, un giocatore dal fisico esile e dalle ginocchia fragili come il vetro soffiato, rattoppato alla meglio da tre interventi chirurgici. Tanto basterebbe per decidere di mollare il calcio e sfruttare il diploma di ragioniere, come volevano il papà Vittorio e la mamma Amelia. A Vicenza Paolo trova in Giovanbattista Fabbri un allenatore che, come un mago che scruta la sfera di cristallo, intuisce quello che tutti gli altri non erano riusciti a vedere: quel ragazzo non doveva giocare ala destra – suo ruolo naturale – ma al centro dell’attacco dove avrebbe espresso al meglio il suo potenziale di velocità, di furbizia, di visione di gioco senza palla e soprattutto la capacità di saper sfruttare ogni più piccolo errore della difesa avversaria. In lui Paolino (così lo chiamava affettuosamente Gibì) incontra la figura paterna che lo incoraggia, lo sprona e gli dispensa consigli preziosi. Ed ecco che, come raramente succede, il Dio del Calcio posa gli occhi benevoli su quel ragazzo timido e mingherlino facendone l’uomo giusto nel luogo e nel momento giusto, con il posto di centravanti titolare lasciato vacante dalla fuga dal ritiro estivo di Alessandro Vitali e dalla contemporanea parziale indisponibilità di Stefano D’Aversa, impegnato nel servizio militare alla Compagnia Atleti. La prima fase di Coppa Italia lo vede subito titolare al centro dell’attacco, il Lanerossi prima espugna Marassi e poi va a vincere anche a Cagliari grazie a un suo gol, il primo con la maglia biancorossa. Da quel momento in poi il nome di Paolo Rossi si lega indissolubilmente a quello della nostra città. Arriva la promozione in serie B e l’ambito traguardo di capocannoniere con 21 reti, la convocazione nella Nazionale Italiana. L’anno successivo con il secondo posto in serie A diventa il miglior realizzatore del campionato con 24 reti.  Tutta l’Italia guarda con simpatia e ammirazione alla Nobile Provinciale e al suo fantastico bomber, a lungo conteso tra il presidente della Juventus Boniperti e quello del Vicenza Farina che, con un immane sacrificio economico, se lo aggiudica alle buste per la cifra iperbolica di due miliardi e 612.000.510 lire. Paolo Rossi viene convocato da Enzo Bearzot nella Nazionale che partecipa ai Campionato del Mondo in Argentina, dove segna tre reti e viene consacrato dalla stampa internazionale come astro nascente del calcio internazionale. Quello tra Rossi e il Vicenza è un legame che non si scioglie mai e che anzi si rinnova quattro anni dopo, ai Mondiali spagnoli. Pur avendo indossato maglie di altri club, nell’immaginario collettivo a Paolo è rimasta incollata la maglia con la R sul cuore e il suo nome sarà per sempre accostato alla città di adozione. Paolo diventa Pablito, l’eroe con la maglia azzurra numero 20. E con lui anche la piccola Vicenza diventa mondiale. Indimenticabili i suoi sei gol, di cui tre rifilati al grande Brasile. La gente in ogni paese più sperduto del pianeta rivive in quella partita la leggenda del piccolo Davide che riesce a sconfiggere il gigante Golia.

Il suo Palmares è incredibile.

A livello individuale il 1982 è l’anno della sua consacrazione a stella mondiale del calcio. In quell’anno infatti vince alcuni importantissimi premi tra cui il Pallone d’Oro, la Scarpa d’Oro, il World Soccer’s Player of the Year e l’Onze d’Or. E’ il primo calciatore ad aver vinto il mondiale, il titolo di capocannoniere dei mondiali e il pallone d’oro nello stesso anno, appunto il 1982.

Nel 2017 ottiene il Collare d’Oro al merito sportivo, massima onorificenza concessa dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano.

La sua affezione e il suo interesse per Vicenza si sono manifestati in diversi campi. Nella nostra città Paolo Rossi ha vissuto per 33 anni, è stato cittadino, giocatore, imprenditore nel campo dell’edilizia assieme al compagno di squadra e amico fraterno Giancarlo Salvi. Nelle elezioni europee del 1999 si è presentato come candidato nella Circoscrizione Nord-Est.

Nel 2009 si trasferisce a Bucine in Toscana, dove gestisce un agriturismo biologico con produzione di vino e olio di eccellenza e nel 2010 si sposa in seconde nozze con la giornalista umbra Federica Cappelletti.

Il 29 novembre 2018 “Pablito” ritorna a far parte della storia del Lanerossi Vicenza. Il Patron Renzo Rosso lo chiama al suo fianco per ricoprire il ruolo di ambasciatore della società negli eventi istituzionali e sociali e membro del Consiglio di Amministrazione in qualità di Consigliere indipendente.

Il suo glorioso passato di giocatore, unito alla profonda conoscenza del mondo del calcio e le grandi capacità manageriali, ne fanno la persona ideale per rappresentare il Lanerossi Vicenza.

Paolo Rossi ci offre quindi una reale e concreta testimonianza di forte affezione e intenso interessamento verso la città di Vicenza: attraverso le sue imprese sportive ha dato lustro e prestigio alla nostra città, valorizzandone la conoscenza storica, artistica ed economica in Italia e all’estero. Come un vero ambasciatore, Paolo Rossi ha portato il suo talento calcistico e il nome di Vicenza a essere conosciuti anche nel paese più sperduto del mondo, per sempre associati in un binomio che non smette di far sognare chi ama il calcio e ha avuto la fortuna di vederlo giocare. Un legame così forte e duraturo che ancor oggi, in qualunque paese del mondo Paolo si trovi, viene universalmente percepito nativo della nostra città.