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Il giocatore si era infortunato la domenica precedente, nella partita di campionato contro il Trento. Rottura dei legamenti del ginocchio, il responso per il centrocampista, giunto in terra berica proprio quell’anno. “Mi opero – aveva detto convinto – il calcio è la mia vita. A 27 anni posso giocare ancora per quattro-cinque anni…”. Un’ora dopo, altro squillo di telefono. Risponde Carlo Bon, impiegato della società da quasi vent’anni. Alla cornetta la stessa voce, rotta dal pianto. “Enzo è morto, ditelo al presidente Maraschin”. Poi più niente.

Il direttore generale Gastone Rizzato richiama la clinica, dove riceve la dolorosa conferma. Nessuno vuole crederci, tutti sono in lacrime, compreso il presidente Maraschin, giunto immediatamente in società. Mister Mazzia viene avvertito sul campo: tronca l’allenamento e con lui i giocatori. Di persona richiama Roma. Tutto tremendamente vero, purtroppo. Il dottor Binda, medico sociale della società e amico del professor Lamberto Perugia (uno dei “luminari” per le operazioni al ginocchio) lascia l’ospedale di Vicenza di gran fretta e raggiunge la capitale a bordo di un monomotore con il dirigente Graziano Nardi. E’ sconvolto, distrutto, ma decide di guidare personalmente il velivolo, che parte dall’aeroporto di Vicenza e atterra all’Urbe attorno alle 13.30. Sarà il primo a parlare personalmente con l’illustre clinico. Ma la verità non verrà detta neanche a lui. Le esequie si celebreranno dieci giorni dopo. Una settimana e mezza di autopsie e indagini non è sufficiente per scoprire le cause della tragica scomparsa. Non basteranno neanche i due mesi chiesti dai medici legali dopo l’autopsia. E nemmeno i due anni successivi. Quella morte resterà un mistero. O semplicemente una tragica fatalità, dopo un intervento apparentemente di routine. Un velo che non sarà mai completamente scoperto… 

L’ultimo viaggio del povero Enzo avviene lunedì 31 gennaio, a Vicenza, nella chiesa di San Pietro. Migliaia di persone gli danno l’ultimo saluto, decine e decine di atleti e allenatori giunti da tutta Italia. La bara viene portata a spalla dai giocatori del Vicenza. All’uscita un lungo, interminabile applauso, rompe il silenzio. Poi il corteo raggiungerà a piedi il Menti, distante qualche centinaio di metri. Un altro applauso, da stadio. Quello stadio che era la vita per il “gigante buono”…

(tratto da I cento anni della Nobile Provinciale) 


Enzo Scaini
(Varmo, 13 settembre 1955 – Roma, 21 gennaio 1983), centrocampista-mezzala di 188 centimetri per 83 chilogrammi di peso. Soprannominato “il gigante buono”, cresce calcisticamente negli allievi dell’Esperia e nelle giovanili del Torino. Arriva a Vicenza nell’estate del 1982 (serie C1), dopo aver vestito le maglie di Sant’Angelo, Monza, Campobasso, Verona e Perugia: con i biancorossi colleziona 11 presenze segnando 2 gol, entrambi su calcio di rigore, contro Rimini e Trento.

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Articolo scritto dalla Redazione di Biancorossi.net

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