Le decisioni non sono più rimandabili, e il giorno per prenderle è arrivato. Domani il Ministro per lo sport Vincenzo Spadafora incontrerà i vertici della Federazione per decidere se e quando il calcio in Italia ripartirà. Le premesse sembrano buone, e tutto lascia pensare che il 20 giugno (forse già il 13) la serie A riaccenderà i motori con il Presidente della FIGC Gabriele Gravina che spiega che non è più possibile attendere ancora. “ Se il calcio non riparte subito, ci sarà un danno irreparabile, abbiamo già perso 500 milioni di euro – ha sottolineato il massimo dirigente della Federazione – occorre difendere 100 mila lavoratori, 1,4 milioni di tesserati, 4,7 miliardi di fatturato. Il calcio in Italia rappresenta uno straordinario fattore sociale ed economico, un ineguagliabile generatore di entusiasmo. La sua capillare penetrazione nelle diverse Comunità della Penisola lo ha reso, nel corso degli anni, un elemento di coesione e di sviluppo, un moltiplicatore di passione e uno straordinario volano per l’economia, in grado di affascinare la quotidianità di milioni di italiani molto più di altri settori produttivi del Paese. La diffusione del virus Covid-19 ha stravolto le nostre vite, ha imposto cambiamenti radicali alle nostre abitudini e messo in discussione le relazioni interpersonali. Ma non ha spezzato il filo d’amore che lega il calcio all’Italia “. Insomma Gravina spinge per ripartire e, come detto, tutto fa pensare che stavolta intoppi non ce ne saranno. E quando ripartirà la serie A, a ruota dovrebbe ricominciare anche il torneo cadetto e dopo la Federazione penserà anche a cosa ne sarà della serie C.

Una Lega Pro che continua ad inanellare passi falsi uno dietro l’altro, e che pare non aver capito che la decisione di come concludere i campionati spetterà alla Federazione. La quale sta studiando diverse possibili soluzioni, ma prima di tutto dovrà comprendere se ci sono le condizioni che permetteranno alle società di serie C di tornare a giocare. La decisione dipenderà dai dati epidemiologici dei prossimi giorni, ma anche da come si penserà di risolvere i problemi legati ai contratti dei calciatori che scadranno il prossimo 30 giugno che, se si dovesse giocare fino al 20 di agosto, necessiterebbero di una proroga con condizioni non certo facili da concordare. Un contesto in cui la Federazione non potrà prendere mezze decisioni, prima di tutto dovrà determinare se si giocherà oppure no. E se sarà decisa la ripresa sul campo secondo le indicazioni della FIGC, tutte le società dovranno farlo e chi dovesse scegliere di non giocare non potrà non incorrere in sanzioni. Importante sarà anche determinare il destino delle attuali capoliste dei gironi (Monza, L.R. Vicenza e Reggina) che potrebbero essere promosse “a tavolino”, una soluzione che in Federazione stanno valutando e che, pur probabile, ad oggi non è scontata. Con la consapevolezza che, qualunque sia la decisione che verrà presa, sarà impossibile accontentare tutti, soprattutto quando si tratterà magari di dover retrocedere qualche società “a tavolino” con le attuali ultime dei gironi (Gozzano, Rimini per minor numero di vittorie rispetto al Fano e Rieti) che hanno già ufficialmente dichiarato che non accetteranno di essere retrocesse dalla FIGC a campionato non regolarmente concluso.

In conclusione, come ripetiamo da marzo, la matassa che la FIGC dovrà sbrogliare è a dir poco intricata e non è un caso che il Governo all’interno del Decreto Rilancio abbia inserito l’articolo 211 quater che concede alla Federazione poteri straordinari, e riduce di molto le tempistiche dei ricorsi e le possibilità dei ricorrenti di veder accolti i loro appelli. Un caos, sperando almeno che la serie A e la B concludano i loro campionati regolarmente sul campo, che potrebbe spingere la FIGC ad attuare un cambio di format creando una nuova serie B a 40 squadre [le 20 in più scelte tra le società più rappresentative della Lega Pro e con qualche possibile sorpresa (il Palermo?)], divisa in due gironi. Una soluzione di cui si chiacchiera da una decina di giorni, ma che potrebbe prendere forma prima del Consiglio Federale in programma il 3 giugno. Una scelta che diminuirebbe (di molto) gli scontenti, e porterebbe all’eliminazione della serie C così com’è adesso che potrebbe essere sostituita dalla vecchia C2 che andrebbe a raggruppare le società dilettantistiche più rappresentative dell’attuale serie D. Ad oggi poco più di un’idea, una decisione sulla quale l’ultima parola spetterà probabilmente alla serie B con il suo presidente Mauro Balata che finora non ha mai commentato questa possibilità. Di sicuro il cambio di format ridurrebbe da cento a sessanta le società professionistiche, una svolta che rientrerebbe ampiamente nei poteri della FIGC. I soliti ben informati sostengono che la nuova serie B si dividerebbe circa il 10 per cento dei diritti televisivi, condizione ritenuta necessaria per concretizzare una riforma che per avere i requisiti per risanare il mondo del pallone dovrebbe però puntare in primis su dirigenti capaci, che sappiano gestire i bilanci dei clubs riducendo gli attuali insostenibili costi e lavorando su progetti seri e duraturi che permettano alle società di non rischiare il fallimento ad ogni estate.